Wrongonyou, nel video di Atlante la sfida a stare soli con se stessi

Atlante è il nuovo singolo di Wrongonyou tratto dall’ultimo album Milano parla piano (Carosello Records) che ha segnato l’esordio in lingua italiana del cantautore romano (e di cui avevamo parlato QUI). Il brano anticipa l’uscita di una speciale versione digitale del disco, in arrivo il 3 aprile, che contiene oltre la tracklist originale anche le live session di Calma Calma e Milano parla piano ma anche la cover di Razzi Arpia Inferno e Fiamme, pezzo del 2011 dei Verdena, per l’occasione reinterpretata insieme ai Coma_Cose.

Wrongonyou, l’Atlante dei tempi moderni

Atlante – scritta insieme ad Alessandro Raina e prodotta da Dardust – è la traccia d’apertura del disco ed è il manifesto della svolta stilistica di Wrongonyou, capace con quest’album di coniugare le sonorità a lui familiari del folk americano con quelle dell’urban e del pop italiano contemporaneo. Nel video, diretto da Michele Piazza, Wrongonyou rilegge in chiave moderna il personaggio mitologico di Atlante, il gigante costretto a sorreggere il mondo e oppresso dal peso dello stesso. Una sensazione di sopraffazione e claustrofobia che il gigante Wrongonyou riesce ad abbattere grazie alla forza di volontà. Un concetto che mai come oggi risulta calzante e attuale a causa dell’emergenza sanitaria che stiamo attraversando e che, al fine di tutelarci, limita le nostra libertà.

La profezia (involontaria) nel video di Atlante

A tal proposito, Wrongonyou aggiunge:

“Qualche mese fa avevo preparato il video della canzone con l’intenzione di farlo uscire in primavera – quindi molto prima dell’emergenza – ma vedrete che ci sono molte attinenze a quello che sta succedendo e a cosa stiamo vivendo. La cosa assurda è che il video descrive quello che ognuno di noi sta affrontando proprio ora! La costrizione a stare in casa, a stare soli con noi stessi e magari a ritrovarci a fare i conti con i nostri conflitti interiori, oppure ad affrontare una solitudine anche emozionale, non solo fisica. Tutto ciò con una voglia pazzesca di uscire. Nella canzone dico “Ora esco e vado a camminare”, ma non intendo un uscire fisico, bensì un uscire metaforico dalla noia e dal nostro fare a botte con noi stessi, perché se usciamo solo fisicamente cambiamo solo gli spazi, senza risolvere la chiusura e la costrizione che abbiamo dentro, e quindi non troveremo altro che un mondo desolato e in bianco e nero. Imparare a convivere con noi stessi è quello che ora come ora più di tutto può aiutarci per sentirci dei giganti come ATLANTE, in grado di trovare la forza tale da portare il mondo intero – questo mondo malato – sulle nostre spalle”.

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