I Belize, tra X Factor 2017 e un pop dall’anima tossica




La musica dei Belize giovedì 14 dicembre non arriverà sul palco del Forum di Assago per la finale di X Factor 2017, e proprio per questo si sottrarrà all’oblio cui ogni anno sono destinati almeno 3 finalisti su 4 del talent show di Sky Uno. Per chi avesse la memoria corta, i Belize sono la band di Varese che si è distinta in fase di selezione conquistando pubblico e giuria ai Bootcamp con il brano Pianosequenza. Una vetrina importante per il quartetto che gioca a scomporre e ricomporre i mondi sonori influenzati dall’elettronica, al punto che il singolo sopracitato si è imposto nella classifica italiana di Spotify spianando la strada a Replica (Ghost Records/Believe Digital), il nuovo lavoro del gruppo arrivato a un anno di distanza dall’acclamato esordio con Spazioperso. A PopSoap i Belize hanno presentato il loro EP svelando particolari finora inediti del singolo di lancio e spiegando perché siano stati ben felici di non aver proseguito nella competizione televisiva.

Belize, cover dell’EP ‘Replica’

Il vostro nuovo EP si intitola Replica. Perché questo titolo? Di che cosa o a che cosa è una replica?
Non è un titolo al quale abbiamo dato una ferma interpretazione, di base potrebbe essere inteso come una costante ripetizione delle stesse azioni, continuando a fare gli stessi errori, come se ci fosse una strana forza che ci spinge sempre in un’unica direzione. Ognuno di noi poi lo interpreta in modo diverso, ad esempio a Yed (il nostro bassista) fa pensare al concetto dei replicanti di Blade Runner.
È a tutti gli effetti anche un titolo logico, dal momento che è la risposta al nostro primo album Spazioperso.

Nel descrivere i vostri brani si parla di momenti di rottura, scelte e cambiamenti condensati in musica: quali eventi in questo senso hanno influenzato la scrittura dei nuovi pezzi?
Ciò che i nostri testi contengono sono essenzialmente riflessioni, atmosfere e situazioni quotidiane, e quindi ogni evento degno di attenzione può essere colto e messo in musica. Dipende da quanto questa o quella situazione colpisce la nostra sensibilità. Abbiamo parlato della fine del nostro percorso di studi universitari e del tempo in cui abbiamo redatto nostri curriculum, della città in cui viviamo ora (Milano) e di come ci siamo sentiti alle sei del mattino dopo aver fatto serata, oppure più semplicemente di quanto un amore possa essere nocivo.

Recentemente vi siete guadagnati l’attenzione nazionale con il singolo – ipnotico – Pianosequenza: ci raccontate qualcosa di questo pezzo che finora non avete mai svelato?
Una cosa che ci sfugge sempre quando parliamo di Pianosequenza è la vera influenza che ci ha permesso di sviluppare il pezzo e dargli la forma attuale, soprattutto per quanto riguarda la parte finale. L’idea era quella di riprendere la particolarissima voce di Animals degli Oneohtrix Point Never che ci ha letteralmente fulminati al primo ascolto, così mettendo insieme una chitarra ispirata a Frank Ocean (che rimanda inevitabilmente ai Nirvana) e questi glitch creati dalla voce pesantemente editata, campionata ed effettata, siamo riusciti a dare un’ambientazione pop ma che nasconde in profondità un’anima tossica e distorta.

Con Pianosequenza siete arrivati in cima alla classifica italiana viral 50 di Spotify. Che cosa significa per voi il fatto che un pezzo del genere, così lontano da quello che generalmente si ascolta sia stato cercato in massa?
Per noi è stata una sorpresa incredibile, non ci aspettavamo niente di tutto questo e sicuramente è una soddisfazione enorme. Suonare il pezzo in televisione ha ovviamente aiutato moltissimo la nostra ascesa in classifica, anche se il nostro ultimo singolo Superman ha fatto un percorso simile senza nessun passaggio televisivo, segno che la gente è davvero interessata alla nostra attività, cosa che ci rende davvero felici. È l’ennesimo segnale che in futuro nelle classifiche potremmo trovare sempre più pezzi con sfumature ed elementi appartenenti ad altri mondi musicali rispetto al pop, di certo sarebbe uno scenario molto più variegato ed estremamente interessante.

Sicuramente parte di questa attenzione è arrivata grazie al vostro passaggio a X Factor. Ho letto che in fondo siete stati contenti di esservi fermati prima dei live, perché? Vi sareste sentiti fuori luogo nel dover affrontare un percorso fatto di cover o avevate il timore di venire snaturati dalle logiche di un programma tv che inevitabilmente si ripercuotono anche sul fronte musicale?
Esatto, il nostro obiettivo era semplicemente proporre la nostra musica ed essere noi stessi ed è quello che abbiamo fatto. Non saremmo riusciti a proseguire per mille motivi, soprattutto perché avremmo dovuto mettere da parte ciò che all’epoca era la fase embrionale di Replica, una cosa per noi impensabile. Teniamo troppo al nostro percorso indipendente e alla nostra identità e proseguire in un talent significa cambiare totalmente la rotta che si era scelta in principio e in quel momento abbiamo avuto la conferma che non sarebbe stata la nostra strada, anche in caso di vittoria.

Manuel Agnelli era rimasto impressionato dal vostro brano e aveva promesso che vi avrebbe tenuto d’occhio, ha avuto modo di sentire l’EP? Che cosa vi ha detto?
Sì, siamo rimasti in contatto con Manuel. Lo aggiorniamo sulle cose che pubblichiamo e tra queste è rientrato ovviamente Replica, vedremo che ne pensa!

Tra le band in gara per chi fate il tifo?
Sem&Stènn erano e rimarranno sempre i nostri preferiti, peccato siano usciti. Sono stilosissimi e sul palco sono pazzeschi, per non parlare poi delle produzioni musicali.

Tornando al vostro EP, il nuovo singolo estratto è Superman, descritto però in modo ben diverso dall’immagine che abbiamo di lui e in generale dei supereroi…
È un concetto strano ma non del tutto fuori dal comune; si tratta della voglia di normalità che immaginiamo abbiano i supereroi. Spiderman ad esempio è un ragazzo normalissimo che vorrebbe semplicemente essere felice e assicurarsi che sua zia stia bene ma si ritrova a fare i conti con la criminalità di New York. Riportando il concetto su noi comuni mortali ci accorgiamo che la tendenza è costruire un’immagine esagerata di noi stessi ma siamo in realtà esseri umani che possono stare bene anche senza snaturare la propria identità.

Diteci qualcosa del video – geniale – pieno di simboli e riferimenti alla cultura pop
È opera di Aloha Project che ci segue da sempre e che consideriamo a tutti gli effetti il quinto elemento della band. Se abbiamo scritto Superman è merito suo e di questo video incredibile. Il video fa parte del suo progetto di tesi e ci ha proposto di integrare un nostro brano per presentarlo. Le immagini sono a volte dissacranti, sia per il loro significato, sia per la sequenza che è stata scelta. Guardare tutte quelle icone pop messe in fila con un ritmo così serrato fa lo stesso effetto di quando una parola viene ripetuta talmente tanto da perdere ogni significato, così un logo o un simbolo tra i tantissimi che ci sono nel video, una volta comparso, viene privato del suo senso.

Nella vostra musica che mescola diversi stili c’è inevitabilmente anche traccia di pop. Visto che siete su PopSoap e ci fidiamo del vostro buon gusto consigliateci qualche ascolto pop, italiano e/o straniero, recente che secondo voi proprio non possiamo perderci.
Possibili Scenari, l’ultimo album di Cesare Cremonini (uscito qualche settimana fa, freschissimo) potrebbe fare al caso vostro, lo stiamo ascoltando tanto, attualmente è in heavy rotation sul nostro furgone mentre ci spostiamo per suonare da una città all’altra. Bellissimo il testo di Kashmir-Kashmir!

Emanuele Corbo




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