Blond Ambition Tour, Toronto: la notte in cui Madonna rischiò l’arresto

Quella del 29 maggio 1990 fu una notte memorabile e decisamente calda per la città di Toronto. Non solo per la temperatura percepita all’interno di uno stadio, lo SkyDome, riempito al massimo della sua capienza da 30 mila persone, ma anche per l’atmosfera che avvolse il terzo (e ultimo) show canadese del Blond Ambition Tour di Madonna, l’innovativo spettacolo on the road che la Ciccone portò in giro per il mondo a supporto dell’album Like A Prayer e del film Dick Tracy e che, trent’anni fa esatti, rischiò di macchiare la fedina penale della popstar.

Un tour che ha segnato la storia del costume

Con alle spalle 25 concerti già tenuti in Giappone (nel pieno della stagione degli uragani) e in alcune città statunitensi quali Houston, Dallas e Los Angeles, Madonna atterrava a Toronto per tre appuntamenti esclusivi con i suoi fan canadesi, ignara di ciò che sarebbe accaduto durante la serata finale. Entrato di diritto nella storia del costume contemporaneo, il Blond Ambition Tour avrebbe stravolto per sempre la letteratura della concertistica dal vivo, introducendo un nuovo modo di presentare musica on stage e, soprattutto, fondendo in un’unica miscela arti figurative, moda, cinema, rock e cabaret di Broadway. 57 date in Asia, America ed Europa, imponenti scenografie mutaforma disegnate dal fratello di Madonna, Christopher Ciccone, costumi a cura dello stilista francese Jean Paul Gaultier (tra cui primeggia il celeberrimo corsetto rosa a coppe coniche indossato nel primo atto) e uno spettacolo concepito come una sorta di percorso catartico, dal peccato alla salvezza. Nel nome della provocazione (mai fine a sé stessa) e della libertà di parola.

Madonna, ’Like A Virgin’ (Blond Ambition Tour 1990)

La pietra dello scandalo: Like A Virgin

Tuttavia, il Canada di 30 anni fa non era di certo quello più liberale e aperto mentalmente di Justin Trudeau. Con il Partito Conservatore Progressista in carica e nel pieno dei consensi, tutto il paese era da tempo segnato dall’influenza di una politica puritana e moralista, ragion per cui diverse furono le segnalazioni inoltrate alla polizia locale da parte di alcune persone che avevano presenziato ai primi due spettacoli del tour e che si erano sentite a disagio e indignate durante un momento particolare dello show, la performance di Like A Virgin.
Arrangiata dal direttore musicale del tour, Jai Winding, in una versione esotica e languida al profumo di Persia, l’esibizione vedeva Madonna emergere dal sottopalco con la sua iconica coda di cavallo e un bustino discinto, seduta su un letto matrimoniale dalle lenzuola di velluto. Ai lati del talamo, stretti in vistosi reggiseni a punta, c’erano Luis Comacho e Jose Gutierez della House of Xtravaganza, i due voguer che la stessa cantante aveva scoperto e conosciuto nel 1989 al Sound Factory Club di New York. La performance includeva accenni simulati di autoerotismo e culminava con la superstar intenta a mimare un rapporto sessuale che diventava sempre più frenetico di pari passo con la musica.

Madonna, ’Like A Virgin’ (Blond Ambition Tour 1990)

‘So what’s considered masturbation?’

Mentre gli steward dello SkyDome distribuivano (su esplicita richiesta dell’artista) coupon da un dollaro per l’acquisto di preservativi in un periodo in cui l’epidemia da HIV/AIDS stava inesorabilmente raggiungendo un pericoloso picco tra la gioventù, le forze dell’ordine si palesarono nel backstage dello stadio qualche minuto prima del concerto, esortando il team della diva a rimuovere il controverso segmento dallo show per evitare alla Ciccone il rischio di incorrere in una sospensione istantanea dell’evento e in un arresto per atti osceni in luogo pubblico. La scena in cui Madonna viene avvisata della presenza della polizia è immortalata in Truth Or Dare, il documentario girato da Alek Keshishian per l’intera durata della tournée, con Christopher che spiega la situazione mentre la sorella è in camerino, già pronta a microfonarsi, e chiede (da finta ingenua) cosa gli ufficiali intendano per masturbazione.

I’m not changing my show, Freddy

La risposta data dalla cantante all’allora manager Freddy DeMann fu categorica: nessuna censura o minima variazione allo show, men che meno alla sezione incriminata, fondamentale per dare un senso logico allo spettacolo: diverse furono le provocazioni che Madonna lanciò alla polizia piantonata ai lati del palco e dinnanzi alle uscite di sicurezza dell’arena, attenta a sorvegliare ogni minimo dettaglio e movimento della popstar. A cominciare dal saluto alla platea sulle note di Express Yourself (’Do you believe in artistic expression and freedom of speech?’ che sostituì l’abituale ’Do you believe in love?’), passando per gli sputi durante l’intermezzo comico tra Causing A Commotion e Where’s The Party (’Ho un brutto raffreddore, gente, quindi abituatevi a vedermi fare questa cosa più volte per tutta la serata’), fino alle battute goliardiche in un dialogo con il pubblico poco prima di Into The Groove (’Pensate che io sia una cattiva ragazza? Pensate che meriti di essere arrestata? Lo spero tanto!’).

Terminato lo show, la polizia dichiarò di non aver riscontrato alcuna infrazione né atteggiamento lesivo del decoro pubblico, e tutto si dissolse in una bolla di sapone, dando solo modo alla stampa sensazionalistica mondiale di sfregarsi le mani sulla vicenda.

Nel dubbio, Madonna scappò dritta in Michigan (tappa successiva della tournée) a bordo di un van super blindato, anziché sulla consueta limousine. Più tardi, in Italia, il Blond Ambition sarebbe stato tacciato di blasfemia e satanismo dal Vaticano, con tanto di scomunica papale scagliata contro la Ciccone poco prima dei concerti tenuti a Roma e a Torino nel luglio del 1990, ma questa è decisamente un’altra storia.

Francesco Cappellano

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