IO e la TIGRE 10 e 9

IO e la TIGRE: «“10 e 9” è nato nel segno del cosmo»




IO e la TIGRE (nome d’arte di Aurora Ricci Barbara Suzzi) hanno pubblicato lo scorso 10 dicembre per Garrincha Dischi 10 e 9, il primo album che fa seguito all’eponimo EP uscito nel 2014. La loro storia, però, parte al Freak Out! di Riccione alla fine degli anni ’90 con la band Lemeleagre, dalla quale ben presto IO decide di uscire. Segue un lungo periodo di indifferenza, finché 10 anni dopo le due ragazze si ritrovano ai Tafuzzy Days di Riccione e lì la scintilla si riaccende. Riprendono a suonare insieme e da questo rinnovato connubio artistico nasce 10 e 9, “un disco spettinato che parla con il cuore in mano. A volte per scrutarlo e sezionarlo, a volte per scaraventarlo in faccia a qualcuno”. IO e la TIGRE hanno presentato a PopSoap il loro disco che mischia in modo convincente melodie all’italiana degli anni ’60 a un’attitudine punk.

IO e la TIGRE nuovo album
IO e la TIGRE, cover dell’album “10 e 9”

Il disco è nato durante l’allineamento di Giove e Venere: potete spiegarci questa dichiarazione? E riconoscete una “scintilla cosmica” nell’album? 
Durante le registrazioni, a fine giugno, era proprio il periodo in cui era possibile vedere ad occhio nudo l’allineamento eccezionale di Giove e Venere, e durante le pause dalle registrazioni stavamo lì in mezzo alla campagna cesenate con gli occhi al cielo a chiederci se quell’allineamento stesse influenzandoci in qualche modo.
In tutte le canzoni per noi c’è una sorta di “scintilla cosmica” perché alcune idee per gli arrangiamenti ci sono venute proprio lì, in sala prove, durante quell’allineamento. Ad esempio I Santi, il nostro primo singolo, era nato senza batteria e Io e il mio cane era nato senza glockenspiel, ma lo abbiamo messo durante le registrazioni perché lo sentivamo suonare nonostante non ci fosse ancora! Abbiamo avuto le cosiddette allucinazioni uditive (ridono, ndr).

10 e 9 pensate sia un po’ il frutto di una serie di coincidenze e segni del destino?
10 e 9 sono due numeri importanti e significativi per IO e la TIGRE: il 10 per IO e il 9 per la TIGRE, e l’universo, tramite quei numeri, ci ha lanciato un messaggio. Nel 2014, durante il nostro primo viaggio estivo insieme in Provenza, non riuscivamo a prendere l’uscita giusta per Nizza (ce n’è più di una). Dopo la seconda volta che ci trovavamo davanti al cartello “Montecarlo” abbiamo pensato fosse un segno dell’universo: ci saremmo pagate la vacanza grazie alla roulette e non suonando per strada (che era il nostro obbiettivo, ma che in realtà abbiamo fatto solo al Vecchio Porto di Marsiglia, che in seguito abbiamo pure saputo essere un luogo pericoloso… Strano, noi abbiamo fatto pogare cinque bambini!!!). Ci siamo cambiate nel parcheggio sotterraneo del Casinò, ovvero abbiamo aggiunto un paio di leggings al nostro outfit e ci siamo affilate gli artigli, e ci siamo mimetizzate tra gli ospiti profumati e danarosi. IO ha puntato sempre il 10, la TIGRE il 9. In cinque minuti abbiamo perso tutto e siamo scappate con la Tigerfalia, la macchina della TIGRE, verso Nizza. Un mese dopo ci hanno scritto per fare uscire il nostro EP in streaming su un portale di musica nella data 10/9. Eravamo sconvolte. Abbiamo raccontato l’evento al redattore del portale, il quale probabilmente avrà pensato che fossimo due pazze, ma non abbiamo resistito: l’universo ci stava parlando attraverso un cartello luminoso a lampadine colorate!

Come mai avete optato per una registrazione analogica?
La scelta è nata dal bisogno e dalla necessità di essere essenziali. Ormai con il digitale riesci a riprodurre qualsiasi atmosfera ma la bobina ha un grossissimo pregio: ti consente un numero limitato di tracce e quindi sei costretta a mettere nel bagaglio solo l’essenziale. E così abbiamo fatto: un approccio spontaneo e diretto. Come cerchiamo di mantenerci noi.

Nel disco convivono due anime: una melodica, dal sapore anni ’60, ed un’attitudine piuttosto punk. Rispecchiano i vostri gusti? Come siete arrivate a questa formula sonora?
IO è legata più alle sonorità degli anni ’60 e alla musica cantautorale, mentre la TIGRE più al punk e al grunge. Noi poi abbiamo buttato tutto dentro il nostro frullatore – la nostra sala prove – e ne è uscita una “roba” che a noi piace definire “tigrosa”. Scherzi a parte, funziona così davvero, anche se, a dir la verità, alla TIGRE piacciono svariate band pop-cantautorali e ad IO ne piacciono svariate punk-rock, quindi il frullatore funziona a velocità massima.

Per anni IO ha tentato di schivare la musica, dopo l’esperienza de Lemeleagre, come mai?
Un’esperienza negativa in una band quando sei molto giovane e senza parametri di confronto, può darti il disgusto e convincerti del fatto che il motivo è che magari non sei fatta per la musica. Così è stato.

Non sentiva un vuoto da colmare in quel periodo?
In realtà IO non ho mai smesso di scrivere sul suo quadernino, solo che non se ne rendeva conto. Non erano delle canzoni, ma nascevano dal medesimo bisogno.

Quando vi siete incontrate di nuovo sembra di capire che sia stata IO a convincere TIGRE a riprovarci. Come IO l’ha convinta e quanto è durato questo “corteggiamento”?
No, in realtà eravamo entrambe terrorizzate dall’idea di riprendere a suonare. Per un fortunato equivoco ci siamo trovate insieme. Aurora (IO) ha fatto ascoltare un pezzo a Barbara (la TIGRE), la quale ha improvvisato un arrangiamento di batteria. Sembravano passati solo due giorni dall’ultima volta insieme. Un feeling che ci ha colte impreparate, come una dichiarazione d’amore. Da lì la scelta di risorgere dalle nostre ceneri è stata inevitabile. Era il primo aprile 2013 ed erano passati circa 7 mesi dal nostro fortuito incontro al Tafuzzy Days del 2012.

Come mai TIGRE indossa sempre la maschera? È un modo per proteggersi? La vedremo mai senza?
La tigre è una metafora. La metafora del trovare il coraggio per affrontare le proprie paure, concetto che è alla base di IO e la TIGRE: l’io, la soggettività che affronta le proprie paure, i propri demoni, per sconfiggerli ed andare avanti. Non è qualcosa dietro cui nascondersi ma un modo per esorcizzare le paure. Non è detto quindi che un giorno decideremo di non indossarla più quella maschera, chissà… (ridono, ndr).

 

Immagine di copertina: Giulia Mazza

Emanuele Corbo




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