Dodicianni nuovo singolo

Dodicianni: «Da Venezia a L.A. passando per Piccadilly Line»

Piccadilly Line è il nuovo singolo di Andrea Dodicianni (nome d’arte di Andrea Cavallaro), cantautore veneto che si appresta a pubblicare il secondo disco realizzato sotto la guida di Howie Weinberg (Nirvana, Muse, Metallica, Jeff Buckley ecc.). Il brano parla del dramma di due persone che si accorgono di volersi bene ma di avere aspettative di vita troppo diverse per poter stare insieme. Dodicianni ha esordito nel 2013 con Canzoni al buio, un EP completamente scritto, registrato e mixato al buio durante un viaggio come volontario attraverso le tende dei terremotati dell’Emilia. Con più di 400 concerti alle spalle e un nuovo tour appena partito, Dodicianni ha presentato a PopSoap l’ultimo singolo e ha raccontato l’esperienza losangelina di realizzazione del nuovo album.

La storia raccontata nel singolo è autobiografica?
No, è nata da uno spunto che mi è stato dato 6 mesi fa proprio a Londra, a Piccadilly Line. Erano le 6 di sera e, mentre aspettavo un’amica, vedevo le persone correre come formichine. Mi sono chiesto come potesse essere una storia nata a Piccadilly Line e su cosa potesse basarsi: sulla velocità forse, su una fragilità di contenuti che può portare a sorprese poco piacevoli. 

Spesso voli a Londra in una sorta di ritiro artistico. Che cosa ti dà questa città che non trovi altrove?
Sono sempre stato un amante della cultura anglosassone, adoro il fatto che fino alle 6 di sera gli Inglesi siano le persone più a posto del mondo, rigorosamente in giacca e cravatta, e dopo vadano tutti a bere nei pub. Mi piace l’aria che si respira lì, la libertà di fare quello che si vuole, quindi non appena ho 2 sterline da parte vado a Londra. 

Se il tuo primo disco era stato realizzato al buio in modo molto artigianale, quello che uscirà a breve è stato registrato a Los Angeles sotto la guida di Howie Winberg. Come mai questa scelta così diversa?
Cerco sempre di non ripetermi ogni volta che faccio qualcosa di nuovo. Ho lavorato in maniera opposta rispetto all’album precedente: se prima ho fatto un lavoro molto intimistico, registrato in un’unica camera solamente da me, al buio, questa volta ho cercato di fare la cosa più pacchiana possibile quindi sono volato a Los Angeles, mi sono affidato a un produttore statunitense, e ho optato per sonorità super aperte e fresche.

Quando uscirà l’album e che tipo di canzoni ci saranno?
Uscirà a settembre e si chiamerà Puoi tenerti le chiavi, una maniera per chiudere con il passato e iniziare un percorso nuovo. Saranno 8 tracce dal respiro molto internazionale, infatti ricordo una frase che mi ha detto Howie durante la lavorazione: “Se non cantassi in italiano sembrerebbe un disco americano”.

Per registrare sei stato negli studi frequentati pure da Kurt Cobain, di cui eri un grande ammiratore. Che effetto ti ha fatto?
Essere seduto sulla stessa sedia di Kurt Cobain, Jeff Buckley ma anche degli U2 per me è stato un ‘brividone’ e l’immagine che porterò sempre negli occhi è vedere Howie, che è un signore alto 1 metro e 60, che canticchia la mia canzone con il suo accento tremendamente americano (lo imita, ndr).

Come sarà la tua estate? In giro a suonare o ti riposerai in vista dell’uscita del disco?
Sono partito un mese fa in un tour congiunto con un cantautore trentino, Francesco Camin, e stiamo portando in giro questo spettacolo che durerà un anno. Siamo alla 15° data e non ne posso già più di vederlo (ride, ndr). In realtà ci vogliamo bene, ma è dura vivere in un furgone sempre insieme, siamo come cane e gatto ma sta andando molto bene e siamo contenti.

Prima di lasciarci vuoi spiegare perché hai scelto il nome d’arte ‘Dodicianni’?
Mi chiamava così un vecchio amico, che in realtà tanto amico non era, e quando è arrivato il momento di scegliere un nome d’arte ho pensato: “Perché non tenerlo, così ogni volta che mi sentirà nominare si ricorderà di quando mi prendeva in giro?”

Perché ti dava questo soprannome?
Io ho studiato in Conservatorio per dodici anni e il maestro di musica ogni volta che parlavo mi richiamava. Un giorno mi ha rimproverato molto duramente e tra le altre cose mi ha detto: “Ah Dodicianni mi hai rotto i …” e mi sono detto: “Aspetta ma Dodicianni suona bene!”.

 

Emanuele Corbo




Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *