Neif omaggia Milano in Afrika: ‘Dobbiamo combattere per l’amore universale’

“Milano ha mille facce ma una sola darsena”: così canta NEIF (nome d’arte di Nathan Maria Radovic, classe 1988) nel suo ultimo singolo Afrika (etichetta DanceAndLove), nato in una calda sera di Agosto insieme ai produttori Jamy e Luca Caruso, meglio noti come ETNA. Il brano, dedicato alla multiculturalità del capoluogo lombardo, è accompagnato da un video diretto da Luca Nistler e Paolo Ermanno e girato in una Milano distopica tra strutture industriali e natura selvaggia. NEIF – diminutivo di Nathan in inglese e scritto come si pronuncia in italiano – ha presentato Afrika a PopSoap e, in attesa di pubblicare i nuovi pezzi che verranno annunciati in inverno, ha parlato del suo background culturale, di come vede Milano e della conoscenza con Mahmood.

Afrika è dedicato alla multiculturalità di Milano, ma anche la tua biografia è ricca di spunti in questo senso. Che cosa pensi di aver preso delle città in cui ha vissuto e del sangue europeo che, attraverso la tua famiglia, scorre nelle tue vene?

Sono nato a Trieste, una città che è stata il crocevia di molti popoli; sono cresciuto quindi in un posto di confine dove la multiculturalità è di casa: nonni sloveni, origini serbo croate; piacentino da parte di nonno, cecoslovacco da parte di nonna. Mi son poi trasferito per studio a Londra; lì ho potuto vivere ancora di più questa coesione di tradizioni, volti, usanze tutte mescolate tra loro, partendo dai miei compagni d’Università. Infine Milano è in un certo senso la Londra dell’Italia, qui si vive quotidianamente la multiculturalità in ogni sua sfaccettatura.

Per quale motivo hai deciso di trasferirti a Milano?

Perché sentivo la necessità di dare una svolta alla mia vita. Trieste è una bellissima città ma non ha molti sbocchi a livello lavorativo; poi per la musica è abbastanza tagliata fuori. È una città che potrebbe offrire tanto. Speriamo in un prossimo futuro.

Come ti ha accolto la città? È stato facile inserirsi?

Milano mi ha accolto a braccia aperte. È un ambiente dove la maggior parte di chi ci lavora e vive non è autoctona. Ho avuto subito un feeling con lei ed i suoi abitanti. Ho conosciuto belle persone tra lavoro e vita privata, musicisti (tra i quali i miei produttori, gli ETNA) che son stati subito aperti ad interagire, confrontarsi e collaborare. 

Nel singolo canti di una Milano dalle mille facce, ma ne hai riscontrata qualcuna che ti piace meno o che pensi sia migliorabile?

Vedo ancora molta xenofobia attorno a noi, e parliamo di Milano, una metropoli che dovrebbe essere uno spaccato di tutta l’Italia. Vediamo fenomeni di razzismo, bullismo, misoginia, omofobia ogni giorno; direi che è ora di vivere assieme in un contesto dove bisogna aiutarsi a vicenda amando il prossimo e offrendo un aiuto. Solo così potremmo vivere serenamente. Mi fa male vedere tutta questa immotivata cattiveria.

Hai presentato il brano come un inno all’amore universale, tema che in qualche modo era presente anche nel tuo pezzo LoveBlind: quanto è importante per te questo concetto?

Dobbiamo combattere affinché l’amore sia universale. Affinchè non ci siano distinzioni di sesso, colore della pelle, etc. In LoveBlind questo argomento era più intimista, raccontavo la storia di due persone che si aiutavano a vicenda per capire se fossero innamorati l’uno dell’altro. In ‘Afrika’ ho voluto omaggiare Milano perché credo che in Italia sia la città con maggiore apertura mentale: è bello poter vedere in strada persone dello stesso sesso mano nella mano passeggiare, persone di colori e paesi diversi con i loro bambini scorrazzare per le vie. Vorrei che si iniziasse ad espandere questa cosa in tutto il nostro Paese, non solo nella città in cui vivo. 

Pure Mahmood per la sua Milano Good Vibes era partito da una Milano deserta in piena estate, e anche lui come te assorbe influenze diverse, musicali e geografiche. Hai avuto modo di conoscerlo? Ti piacerebbe scrivere qualcosa con lui?

Conosco Alessandro sì; nel luogo in cui lavoro (Antonioli, multi brand sui Navigli) spesso collaboriamo con lui e le loro stylist per i suoi outfits. Penso sia molto bravo, sia come cantante che come autore; è giovane, ha tanto da dare, e son contento del successo che sta avendo, se lo merita tutto. Mi piacerebbe molto scrivere con lui; credo che abbiamo molte affinità. Penso sia quasi impossibile una nostra collaborazione vista la sua notorietà ma mai dire mai!

Emanuele Corbo

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