Kylie Skirt

“Skirt” e la svolta EDM di Kylie Minogue




Era il 24 giugno del 2013 quando un brano inedito di Kylie Minogue veniva pubblicato, in esclusiva, sullo store digitale di Beatport, su etichetta Rising Music. Un brano che la piccola principessa del pop, in occasione del 45esimo compleanno festeggiato il 28 maggio, aveva pensato bene di far caricare sul canale SoundCloud del DJ/produttore californiano Nom De Strip come regalo da condividere con il proprio fanbase: quell’inedito si intitolava Skirt e avrebbe anticipato l’inizio di una nuova, benché fugace, avventura musicale. 

Kylie Skirt
Kylie Minogue, cover dell’EP “Skirt”

Approdata sul web dalla notte al giorno (o vice versa, se volete), Skirt lasciò spiazzati i Lovers della bella diva australiana, principalmente per il suo sound così inconsueto e diverso da ciò a cui erano abituati: solo tre anni prima, per intenderci, il pubblico aveva goduto appieno delle morbide, dolci carezze elargite attraverso l’electropop emozionale dell’album Aphrodite (2010), grazie alla supervisione esecutiva di Stuart Price (già produttore di Madonna in Confessions On A Dance Floor del 2005). Ora, però, qualcosa era cambiato: la nuova Kylie era audace, esplicita, alternava toni languidi a gemiti libidinosi sulla più aggressiva delle sequenze EDM, cantando di una travolgente notte di sesso occasionale che, a volte, tanto giova al corpo e allo spirito.

Si trattava, come prevedibile, di un appetizer mirato al circuito dei club e dei festival, ma anche volto a creare curiosità e buzz, in attesa di un ritorno ufficiale, con il nullaosta di casa Roc Nation, nota compagnia di management e distribuzione fondata dal rapper Jay Z con cui la popstar aveva da poco firmato un contratto, all’indomani della (forse) incauta decisione di abbandonare lo storico agente Terry Blamey.

La base su cui la canzone nasce non è del tutto inedita: come capita nel 90% dei casi, specie quando dietro la produzione di un pezzo ci sono dei DJ, Skirt rappresenta la versione cantata di una strumentale uscita via Nitrus Records nel 2012, con l’allusivo titolo Shake & Bake, a cura di Bones e Nom De Strip. Un anno dopo, la Roc Nation decide di approcciare quest’ultimo (insieme all’amico/collega inglese Chris Lake) per una collaborazione con la Minogue, e affianca al trio così composto un paroliere/melodista della scuderia di Jay Z che non ha bisogno di presentazioni, Terius The-Dream Nash.

Forte del contributo di Nash, di un breakdown distinto da un basso dal suono cupo e tagliente simile a quello di una motosega (la cosiddetta saw bassline) e, non ultimo, di un campionamento già presente sulla traccia originale (’and then my skirt came down’) che riproduce, senza creditarla, la voce di Missy Elliott isolata da un brano della semisconosciuta Tweet (2002), Kylie si immerge per la prima volta nel mondo dell’electro house contemporanea, per la gioia di chi auspica un distacco dall’ormai trito e ritrito dance pop europeo e per il dispiacere di coloro che ritengono tale scelta un po’ troppo American oriented, paventando uno scenario simile a quello del 2003, quando con l’elegante ma innocuo R&B/funk di Body Language si tentò di emulare l’urban beat statunitense di Timbaland e Darkchild a quel tempo in voga.

Nonostante le premesse, l’anno successivo (per l’esattezza a marzo del 2014) ogni congettura si riduce in polvere: Kiss Me Once, primo e ultimo album nato dal (breve) sodalizio Roc Nation/Minogue, vede la luce dopo innumerevoli sessioni in studio e circa un centinaio di demo incise (Skirt è esclusa dalla tracklist per via del copyright detenuto dalla Rising Music, piccola label indipendente di Chris Lake). Speranze e timori vengono fugati da un disco finale che, in buona sostanza, resta fedele a quello stile Classic Kylie che si era inizialmente cercato di demolire e reinventare, almeno prima che l’echeggiante veto della Parlophone (compagnia discografica della Minogue dal 2000, di recente affiliata alla Warner Music Group) raggiungesse gli uffici della società d’oltreoceano, imponendo un parziale cambio di rotta e prendendo in mano le redini di un progetto alquanto dispersivo su cui, diciamocela tutta, la medesima Kylie cominciava a nutrire non pochi dubbi.

Di seguito, l’accattivante Lyric Video realizzato per Skirt, con le sensuali immagini della star tratte dal servizio fotografico di Will Davidson.

 

Francesco Cappellano




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