Da Christina Aguilera a Natalie Imbruglia: hit di seconda mano (Seconda parte)




Dopo aver svelato segreti e curiosità relative alle prime cinque canzoni ’di seconda mano’, concludiamo il nostro speciale excursus su PopSoap parlandovi di altrettanti pezzi divenuti delle discrete hit a livello internazionale una volta ripubblicati da artisti di spicco e più fortunati di quelli originari (qui per recuperare la prima parte).

Baby Love – Dannii Minogue (1991)

Nel novembre del 1991, il singolo Baby Love chiuse con buoni risultati sul piano delle vendite l’era di Love And Kisses, il disco d’esordio di Dannii Minogue, sorella minore di KylieLa canzone, però, non suonava di certo inedita alle orecchie del pubblico medio, dal momento che soltanto quattro anni prima era stata bersaglio prediletto della critica per via della sua interprete originaria, una meteora di nome Regina Richards, dalla vocalità troppo simile a quella di Madonna. Non a caso, Baby Love era stata scritta e composta da Regina nel 1985, insieme a Mary Kessler e a Stephen Bray, amico e collaboratore storico della Ciccone, e inizialmente offerta proprio a quest’ultima quando il terzo album in studio, True Blue, era ancora un accumulo di idee e bozze da sviluppare.

Rifiutata da Madonna, Baby Love era stata ceduta ad un trio olandese, The Star Sisters, ed inclusa nel loro LP Danger, commercializzato solamente in Europa e Brasile. Ma l’anno successivo, forte di un contratto firmato con la Atlantic Records, Regina rilascia come singolo di debutto la sua versione del brano, che raggiunge la Top 10 dei singoli di Billboard soprattutto grazie agli inevitabili accostamenti fra la voce della Richards e quella della Regina del pop.

Nel 1991, come dicevamo prima, Baby Love trova infine una terza casa in Love And Kisses di DanniiL’arrangiamento presente nell’album è curato da Emma Freilich, Andy Whitmore e Les Adams, ma viene ben presto abbandonato quando la canzone diventa quarto ed ultimo estratto dal progetto musicale della Minogue. Baby Love sarà infatti remixata dal pioniere della Chicago house, Steve ’Silk’ Hurley, e trasformata in un piccolo riempipista club friendly potenziato da ritmi dance e da un’accattivante sequenza synth che riproduce il suono di un sassofono (marchio distintivo del DJ a quei tempi). Due le versioni realizzate da quest’ultimo: una estesa (per le discoteche) e l’altra più breve, per le radio, che rappresenterà la Single Edit usata per accompagnare il video e le performance promozionali.

What A Girl Wants – Christina Aguilera (1999)

Nei primi mesi del 1998, in quel di Los Angeles, la RCA è alle prese con il lancio di una nuova promessa musicale in ambito teen pop. Lei si chiama Christina Aguilera, ha soltanto 17 anni e, come la sua futura ’nemicamatissimaBritney Spears, proviene dal mondo incantato e family friendly del Mickey Mouse Club, il varietà televisivo della Disney in cui bambini prodigio dalle vocazioni artistiche usavano esibirsi sul palco e recitare in piccoli sketch.

Christina, in quel periodo, va e viene dallo studio di produttori emergenti e poco noti,  fra cui Todd Chapman e Guy Roche, entrambi affiancati da Shelly Peiken, paroliera e melodista celebre per aver contribuito a Bitch di Meredith Brooks. Durante la loro prima sessione insieme, Shelly e Guy Roche scrivono un brano, What A Girl Needs, che non nasce in primo luogo per essere offerto alla Aguilera. La canzone è un ringraziamento speciale rivolto dall’autrice alla grande pazienza del compagno Adam, dimostratosi tenace nell’aspettare che la sua donna prendesse una decisione circa l’idea di andare a vivere insieme a lui nella città degli angeli, agli inizi del loro amore.

Una volta registrato il demo, il manager di Roche comincia a proporlo in giro per le label, ottenendo tuttavia un due di picche da ben 25 destinatari, fra artisti e discografici. Un po’ per disperazione, un po’ per caparbietà nel voler collocare ad ogni costo il brano nel progetto di qualche interprete, What A Girl Needs sarà spedita nel vecchio continente, presso la divisione francese della East West Records, e venduta ad una cantante e attrice locale di nome Ophélie Winter. Due saranno le versioni registrate da Ophélie per il suo secondo album in studio Privacy: una in inglese, identica al demo originario della Peiken e inclusa nell’edizione internazionale dell’LP, e l’altra adattata in lingua madre proprio da lei, dal titolo Ce Que Je Suis. Peccato che, nel suo libro autobiografico Confessions Of A Serial Songwriter, Shelly Peiken sembra aver dimenticato di citare questi dettagli per nulla trascurabili.

Malgrado il pezzo sia stato ormai ceduto alla Winter, l’agente di Roche fa ascoltare What A Girl Needs ad un esecutivo della RCA, Ron Fair, che all’epoca supervisionava in prima persona il lavoro svolto per il lancio di Christina Aguilera. Fair accetta la canzone ma suggerisce agli autori di apportare dei cambiamenti alle melodie vocali e al testo, in particolare di invertire l’ordine delle frasi nel primo verso del ritornello e di variarne la rima successiva (’What a girl needs, what a girl wants / Whatever makes me happy keeps you strong’). Pertanto, la versione che Christina incide sarà intitolata What A Girl Wants e verrà inserita nell’album eponimo che sancirà il suo debutto nell’agosto del ’99.

Qualche mese più tardi, quando sarà scelto come secondo estratto dal progetto (erede del singolo d’esordio Genie In A Bottle), il brano riceverà un’ulteriore revisione: Christina tornerà in studio per reinciderlo con la seconda strofa in parte riscritta e con un nuovo bridge, e la traccia sarà remixata da Roche, su esplicita richiesta della diva in erba, per ingolosire le emittenti radiofoniche. La nuova versione (utilizzata peraltro come Video Edit) suonerà decisamente più ritmata e funky/pop rispetto a quella dalle influenze R&B contenuta nelle primissime stampe del disco della Aguilera, e da allora in poi sostituita.

Nel frattempo, sebbene What A Girl Needs di Ophélie sia anteriore alla reinterpretazione di Christina in ordine di tempo, l’adattamento in francese del brano (Ce Que Je Suis) sarà estrapolato come quinto ed ultimo singolo dall’album bilingue della Winter soltanto nell’aprile del 2000; al fin di sfruttare, evidentemente, le sonorità più stilose di quegli anni, nonché il fatto che la canzone fosse ormai divenuta popolare grazie alla popstar americana, la East West France affiderà a Guy Waku e a Fred Fraikin il compito di riarrangiare il pezzo di Ophélie, che uscirà in una speciale Radio Edit modellata a immagine e somiglianza del remix creato per il video di What A Girl Wants della Aguilera. Tipico esempio del maestro che imita l’allievo o, se volete, dell’artista originario che cerca di cavalcare l’onda del (maggiore) successo ottenuto da chi ha registrato la cover di un suo brano.

Don’t Cha – The Pussycat Dolls (2005)

Atlanta, gennaio 2004: in un seminterrato adibito a studio di registrazione, il musicista e cantante CeeLo Green (noto all’epoca come voce del duo Gnarls Barkley) ha appena finito di scrivere un brano accattivante, dalle ritmiche marcatamente hip hop/R&B, destinato alla sua pupilla: una ragazza di nome Tori Alamaze, già ballerina, truccatrice di parecchie celebrità e corista per gli OutKast. Don’t Cha è il titolo della canzone, nata riprendendo l’inciso di Swass di Sir Mix-A-Lot (1988) e adeguandolo al femminile. Nella speranza di destare l’interesse di qualche major, Tori incide il pezzo sotto l’ala protettiva della Radiculture Records, la label indipendente di Green, riuscendo ad ottenere un contratto con la Universal a distanza di qualche mese. Tuttavia, poco prima che il brano venga commercializzato, gli esecutivi della label iniziano a nutrire delle riserve sulla ragazza, a causa del suo debole sex appeal, e smettono di promuovere il progetto appena intrapreso, lasciando che il singolo esca a gennaio del 2005 privo di un videoclip.

Nonostante il discreto supporto ricevuto dalle radio urban e da diversi DJ nelle discoteche statunitensi, la canzone non riesce a debuttare nella Hot 100 di Billboard e, pertanto, l’allora presidente della Universal, Doug Morris, decide di congelare la carriera di Tori, in attesa di una direzione più consona alle sue corde e alla sua immagine neo soul; di tutta risposta (e per nulla contenta), la ragazza sceglierà di svincolarsi dalla casa discografica subito dopo il rilascio di Don’t Cha.

Intanto, poiché ad essere inadatta per gli impresari non era tanto la canzone, quanto piuttosto l’interprete prescelta, a CeeLo Green viene chiesto il permesso di riciclare il brano per qualche altra collega. A insaputa della Alamaze, Don’t Cha verrà quindi ascoltata da Paris Hilton (che la rifiuterà) e solo in un secondo momento offerta ad un gruppo di 6 ragazze, la cui formazione è spesso cambiata nel corso degli anni, The Pussycat Dolls. Fondato nel ’95 come corpo di ballo specializzato in esibizioni sexy e in stile burlesque (da un’idea della coreografa Robin Antin), a partire dal 2003 il gruppo evolve in un progetto musicale con una formazione definitiva: a capo delle Dolls subentra una cantante e ballerina dalle indiscusse doti vocali, Nicole Scherzinger, che registra in qualità di lead singer le canzoni proposte alla girlband.

Tra queste spicca Don’t Cha, che viene registrata nei primi mesi del 2005 (a distanza di qualche settimana dal rilascio della versione di Tori) e pubblicata come singolo d’esordio delle 6 ragazze ad aprile, con un rap aggiuntivo di Busta Rhymes. A quel punto, il brano diviene una hit mondiale, raggiungendo la #2 nella chart dei singoli americana, e sancisce l’inizio di una carriera sfavillante per il gruppo tutto al femminile, almeno fino a quando le gattine sexy non decideranno di sciogliersi nel 2010.

Le polemiche da parte della Alamaze e di chi preferisce la versione originaria del pezzo non mancheranno: quella delle Dolls (ovvero di Nicole) sarà giudicata una reincisione banale e pedestre, in cui ogni singola pausa, respiro e preziosismo cerca di imitare lo stile del cantato di Tori, senza riuscire a donare un’anima al brano. Ma la vera domanda è: un numero sensuale e parecchio esplicito come Don’t Cha (’And in the back of your mind I know you should be fuckin’ with me’) richiedeva sul serio tutto ciò? Nel dubbio, sappiate che alcune copie del CD singolo e del vinile da 12 pollici di Don’t Cha di Tori Alamaze sono reperibili (per pochi dollari) sui siti preposti alle aste online.

Torn – Natalie Imbruglia (1997)

Che anche Torn di Natalie Imbruglia fosse una cover era cosa risaputa da diverso tempo, sebbene non di dominio pubblico: lo scorso agosto 2017, quando il singolo di debutto della cantautrice australiana ha raggiunto la soglia dei 20 anni tondi, anche gli internauti più ignari hanno avuto modo di scoprire (grazie ai media e agli articoli celebrativi usciti qua e là per il web) che la colonna sonora dell’adolescenza di molti non è altro che una sorta di ’usato garantito’. Ciò che alcuni trascurano, dal momento che se ne parla di meno, è che la dolce Natalie rappresenta addirittura la quarta artista ad aver registrato e pubblicato il brano, a distanza di poco tempo dalle interpretazioni precedenti.

Torn vede la luce sotto forma di demo nel 1993, scritta durante una breve trasferta londinese da Anne Preven e Steve Cutler, fondatori degli Ednaswap, una rock band californiana, a quel tempo esordiente, che usava esibirsi nei locali notturni più alternativi di Los Angeles con la speranza di ottenere visibilità. Una volta completato il pezzo assieme al produttore Phil Thornalley, il gruppo si vede costretto a rinunciare alla canzone (essendo ancora privo di una casa discografica) e, tramite lo stesso Thornalley, prova a venderla a qualche label europea al fin di ricavare introiti utili con cui poter autofinanziare futuri progetti musicali.
A ricontattarli dopo qualche mese è la Danimarca, allorché gli esecutivi dell’ormai defunta Medley Records (un’ex divisione della EMI) si dimostrano propensi ad acquistare il brano per una cantante locale, Lis Sørensen, a patto che il testo originale venga adattato in danese da una loro autrice. Torn diventa così Brændt (’Bruciato’) e viene estratta come singolo finale dal disco della Sørensen, Under Stjernerne Et Sted.

Due anni dopo, nel 1995, complice l’agognato contratto con la East West Records, gli Ednaswap coronano il sogno di una vita e si apprestano a registrare il loro primo LP eponimo, nel quale decideranno di includere la versione originale di Torn, cantata da Anne, puntando sul fatto che il pezzo sia del tutto sconosciuto in America.

Ma non basta: nel 1996, Phil e compagni si dimostrano recidivi e consentono alla Medley Records di offrire Torn ad un’altra cantante famosa in terra scandinava, la norvegese Trine Rein, che pubblicherà il brano (senza adattarlo in madrelingua) come primo singolo dal suo secondo album in studio, Beneath My Skin.

A seguire, sarà il turno di Natalie Imbruglia, impegnata in studio proprio con Thornalley, tra ’96 e ’97, per la registrazione di alcuni provini da recapitare alla RCA, che porteranno l’ex attrice della soap opera australiana Neighbours ad esordire nel mondo della musica con il suo primo disco, Left Of The Middle. Fra le demo che la Imbruglia incide c’è Torn (guarda caso!), e la sua cover si rivelerà un successo planetario inaspettato, tale da accrescere il conto in banca di tutte le parti interessate per parecchi anni di fila.

Occhio Per Occhio – Anna Tatangelo (2013)

Per l’ultimo caso di canzone ’di seconda mano’ abbiamo scelto di rimanere in patria: correva l’anno 2013 e la bella Anna Tatangelo pubblicava un singolo, Occhio Per Occhio, primo assaggio dal sesto album in studio, Libera, il cui video ha ufficialmente trasformato Lady Tata (come usavano chiamarla ai tempi di X Factor) da ragazza di periferia a popstar a 360 gradi, con tanto di coreografie sexy curate da Steve LaChance, look mozzafiato e set ispirati ai clip musicali di Britney Spears e Christina Aguilera.

Eppure, sono in pochi a sapere che la canzone, in realtà, è stata importata nel nostro paese direttamente dal Sudamerica. Occhio Per Occhio, infatti, non è altro che un adattamento in italiano di Ojo Por Ojo, il singolo di debutto di una cantante venezuelana, Aneeka, edito alcune settimane prima della reinterpretazione di Anna.

Come spiegato dal manager della ragazza, Rodrigo Vallado, fra i commenti al video di Ojo Por Ojo su YouTube, il testo originario era nato in spagnolo, appositamente per Aneeka, scritto dall’autrice Mònica Vélez e dal produttore napoletano Ettore Grenci (acclamatissimo in Messico e altri paesi latini), che si era occupato di comporne la base musicale. Aneeka aveva, inoltre, registrato e pubblicato una versione in inglese del pezzo, Eye For An Eye, e filmato lo stesso video due volte per ciascun brano.

Come Ojo Por Ojo sia giunta all’orecchio della Tatangelo ovviamente lo si deve all'(ex?) compagno della cantante, Gigi D’Alessio, il quale, confidando nelle potenzialità della canzone, aveva contattato Vallado chiedendo di poterla tradurre in italiano per Anna. La cover di quest’ultima (arrangiata dal direttore d’orchestra e musicista Adriano Pennino) esce il 22 marzo del 2013, a distanza di poco più di un mese dall’originale di Aneeka, e si rivela un discreto successo in termini di download e visualizzazioni, oltre a divenire un tormentone televisivo grazie allo spot della Coconuda in cui la Tatangelo appare come testimonial.

Francesco Cappellano




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