Osvaldo Supino, luci e ombre in ‘Sparks’ per festeggiare 10 anni di carriera

Si intitola Sparks ed è il quarto album di Osvaldo Supino uscito lo scorso 28 marzo 2019. Un album importante perché l’artista festeggia 10 anni di carriera e perché per la prima volta il progetto esce anche nella versione spagnola, Luces. “È la scintilla che cerchiamo costantemente in tutti gli aspetti della nostra vita. È la passione, è l’amore.. e sono questi i due argomenti principali di questo nuovo album” spiega Osvaldo che mai come questa volta si mostra in tutta la sua vulnerabilità per quello che è uno dei suoi lavori più intimi di sempre.

Nel disco, 10 tracce con prestigiose collaborazioni come quella con Scott Robinson (produttore di Demi Lovato e Christina Aguilera) e Molly Moore (autrice per Lea Michele), anche Cold Again, brano in cui Supino parla di una depressione vissuta in prima persona. Del resto bisogna sempre attraversare un po’ di buio prima di rivedere la luce.

Resolution nasceva dalla voglia di reagire a un sentimento di paura, qual è stata la ‘scintilla’ da cui sei partito per questo disco?

Sono partito proprio dalle canzoni, per me fare un nuovo disco non è mai scontato, ed è in queste 10 tracce che ho trovato la ‘scintilla’. Di sicuro è stata anche la collaborazione con Scott Robinson: la sua fiducia per me è stata essenziale, e anche tanti desideri che volevo realizzare, come quello di farlo in spagnolo. Questo disco in particolare parte dalla passione che ho per la musica e dalla necessità che ho di cantare.

Tra i brani con cui hai voluto presentare l’album al pubblico c’è Pick Me Up. A proposito delle dating apps hai detto che tutti le usiamo ma nessuno lo ammette. Perché?

Mi sembra strano che ci sia questo tabù, non ci trovo niente di male nell’usarle, sono parte del nostro tempo, come tutti gli strumenti vanno utilizzate in maniera giusta, meno da supermercato e più come forma di comunicazione. In effetti abbiamo tante possibilità di entrare in contatto con persone da tutto il mondo in qualsiasi momento, però quello che viene a mancare è il comunicare i nostri sentimenti. Ho trattato questo tema in maniera leggera, ma alla base di tutte queste canzoni c’è la necessità di essere ascoltati e ascoltare.

In Messed Up (Alessandro) hai trovato il modo di coinvolgere i tuoi fan, come è nata l’idea di farli entrare da protagonisti nella tua musica?

Alessandro è un ragazzo che esiste davvero, mi ha fatto disperare! Ho scelto di raccontare in maniera divertente questa storia nel momento più tragico: nei miei dischi precedenti ho fatto canzoni anche belle disperate, e volevo rendere il concetto che alle volte è così triste e assurda la situazione che non puoi fare altro che ridere: più chiami e più non ti risponde, più cerchi e più sparisce. L’idea di portare i miei fan in questo disco nasce dal fatto che molto spesso mi scrivono le loro storie personali. Ognuno di noi ha il suo Alessandro. Portarli in studio è stato divertente, ho un pubblico molto particolare, che si fida, sono persone meravigliose, non smetterò mai di essere grato per l’appoggio che ho.

Pensi che l’Alessandro in questione abbia sentito il brano? Ci prometti di farci sapere la sua eventuale reazione?

Non so se ha sentito il brano, non mi ha ancora scritto. Tramite le mie stories avevo chiesto se dovessi scrivergli o no, e più del 70% delle persone ha detto no, però vi prometto che se cedo e gli mando un messaggio ve lo farò sapere.

Osvaldo Supino, cover dell’album “Sparks”

L’album esce per la prima volta anche in spagnolo, sul fronte latino quali artisti hai ‘studiato’ ?

È un grandissimo sogno che realizzo, da quando sono piccolo ascolto artisti come Shakira e Alejandro Sanz che ha sonorità completamente diverse dalle mie. Due anni fa quando ho registrato 3 canzoni di Resolution in spagnolo ho visto la bella reazione e mi sono convinto. Ho cercato di ricreare lo stesso progetto in spagnolo, volevo che l’identità del disco fosse la stessa, e il messaggio fosse identico. Spero di continuare a farlo, perché me gusta mucho.

In Cold Again invece tratti il tema della depressione. Se è stata legata anche a un periodo di insoddisfazione professionale hai mai pensato di mollare?

Sì ho pensato di mollare ma non riferito solo alla musica, ci sono dei periodi in cui mi è successo di avere dei dubbi. È un argomento universale di cui si parla poco ma è il non parlarne che peggiora la situazione di chi sta vivendo un problema del genere. Mi sono chiesto più volte se fosse giusto mettere questo pezzo nel disco, perché non dico che me ne vergognassi ma è una parte molto privata di me. I miei dischi però sono sempre stati lo specchio di ciò che ho vissuto, nella musica ho sempre trovato il mio rifugio, il mio sfogo, la mia maniera di andare oltre e di conoscermi, quindi è venuto per me automatico liberarmi così.

Festeggi 10 anni di carriera, guardandoti indietro c’è un errore che non rifaresti più?

Sono convinto di tutto quello che ho fatto, ho affrontato i miei progetti sempre in maniera così autentica e sincera che oggi non mi vergogno di niente. È chiaro che se ripenso al look che avevo in un video come Get Sexy è una scelta che non rifarei oggi ma di cui non mi pento. Probabilmente mi pento di aver dato fiducia a persone che mi hanno fatto perdere fiducia negli altri, però bisogna sempre seguire la filosofia che ciò che ti fa male ti fortifica.

C’è qualche sassolino che vuoi finalmente toglierti dalle scarpe o qualcosa che vuoi dire a chi 10 anni fa non avrebbe scommesso un centesimo su di te?

Non ho niente da dire, ma dimostro che ciò che sto facendo non è mai stato per voglia di apparire a tutti i costi, ma perché fare musica mi serve, mi piace. Forse la mia risposta può essere continuare a fare quello che faccio.

Emanuele Corbo

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