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Osvaldo Supino: «In “Wet Dream” gioco con le fantasie più sexy»

Osvaldo Supino è l’incarnazione del ragazzo cresciuto a pane, musica pop e devozione per Britney Spears, che ha realizzato il sogno di diventare una popstar. E ce l’ha fatta pressoché da solo. Supino è infatti l’artista italiano indipendente più cliccato e discusso in rete con oltre 3 milioni di views totalizzate solo nel 2014, 2 album e 5 singoli in top10 su iTunes, e il record come unico cantante italiano nominato 3 volte consecutivamente ai BT Digital Music Awards in Inghilterra. Nel novembre 2014 è uscito il suo terzo progetto discografico Behind The Curtain, dal quale è stato estratto il singolo Wet Dream (dopo Livin’ Again e Stop The Rain).

Osvaldo Supino (originario della provincia di Foggia ma residente a Milano da 12 anni) ha presentato a PopSoap il nuovo video – nel quale interpreta il chip leader di una partita a poker con in palio un premio piuttosto curioso e un finale inaspettato – e il disco uscito pochi mesi dopo il compimento dei suoi 30 anni. Il 19 giugno, inoltre, è partito da Barcellona il Behind The Curtain Tour, che sta portando Osvaldo e la sua musica nelle principali città europee e italiane.

Osvaldo Supino nuovo album
Osvaldo Supino, cover dell’album “Behind The Curtain”

Com’è nata l’idea del video di Wet Dream?
Cercavo un modo per concretizzare alcune fantasie e mettere insieme elementi che fin dalla stesura del pezzo avevo in mente. Il brano è sicuramente molto sexy, ma volevo calarmi in un personaggio diverso, vedermi in una maniera nuova. Quando canti qualcosa di questo genere hai la possibilità di lasciarti andare ed essere qualcun altro, esattamente come faresti per un film. Mi piace giocare con l’immagine e sperimentare.

Dietro la macchina da presa c’era tuo fratello Giovanni Pio. Com’è stato lavorare con lui? Pensi ripeterete l’esperienza?
È stato molto rilassante per me. In realtà lui è il mio primo critico, è iper-severo, ma averlo dall’altra parte della camera mi ha reso più tranquillo e mi ha dato modo di concentrarmi esclusivamente sull’interpretazione del brano. Io e Giovanni siamo molto diversi caratterialmente, ma anche molto simili. Abbiamo entrambi delle passioni per le quali abbiamo fatto scelte coraggiose, e abbiamo affrontato sempre tutto da soli, senza mai avere ‘spalle importanti’ che ci guidassero. Sappiamo quanto sia fondamentale crescere ogni giorno, meritarci tutto ciò che abbiamo. Una forma di gratitudine e responsabilità che sicuramente ci ha resi molto attenti e scrupolosi nei lavori che facciamo.

Wet Dream è una canzone piuttosto esplicita. Che uso fai della sessualità nelle tue canzoni? È una facile carta per provocare e far parlare di te o è un argomento quasi obbligato per chi fa un genere come il tuo e guarda alle icone pop americane?
Non ho mai scelto un brano o il concept di un video con il solo scopo di provocare, come non mi sono mai sentito ‘obbligato’ a fare scelte se non quella di essere coerente con me stesso. La provocazione fine a se stessa non ha senso, non attacca. Piuttosto parlerei di un linguaggio, un modo di esprimersi. In fondo la sessualità è un elemento importante nella vita delle persone, esattamente come l’amore o la religione.

Nel nuovo disco, rispetto alle tue produzioni passate, ti sei aperto anche su questioni più private. Credi di voler portare avanti questo filone più narrativo e meno frivolo in futuro?
Il processo era già iniziato con il precedente Exposed (2013, ndr), non per una scelta a tavolino ma perché ho vissuto dei momenti che inevitabilmente hanno guidato i miei brani in una direzione più intima e privata. Più che un cambiamento è stata una crescita. Per il resto il divertimento e l’intrattenimento sono sempre aspetti importanti e utili alle persone, specialmente oggi.

Behind The Curtain è arrivato insieme ai tuoi 30 anni. Che cosa c’è dietro il sipario?
È stata una coincidenza particolare, ed è arrivato in un momento in cui io in primis dovevo fare chiarezza nelle esperienze e in ciò che stavo vivendo. Dietro il sipario c’è esattamente quello che vedete e che racconto in questa nuova musica: ci sono sogni, voglia di amare, voglia di riscatto, e di positività.

Ritieni che questo disco sia uno spartiacque tra il tuo passato e il futuro, sia artisticamente che personalmente?
Ogni passo, ogni decisione apre da sé nuovi percorsi e nuove direzioni. Come Behind The Curtain è stato possibile grazie a Exposed, il prossimo lavoro sarà sicuramente frutto di ciò che sto apprendendo oggi.

A livello di immagine sembra che tu abbia giocato a sottrarre molto, prima rischiavi di risultare una macchietta: da che cosa è scaturito questo cambiamento?
L’immagine per me è una conseguenza, un modo di rappresentare in maniera coerente la mia musica, oltre che una forma estrema di divertimento. Se oggi indosso più una camicia bianca che una t-shirt piena di borchie e strass è perché mi sento più a mio agio così. Ma non rinnego nulla del passato, sono sempre lo stesso Osvaldo.

Osvaldo Supino
Osvaldo Supino. Fonte: Ufficio Stampa

Attualmente sei impegnato in un tour europeo, qual è il pubblico straniero che ti ha colpito di più? Che cosa dicono della tua musica coloro che vengono a vederti?
È un’esperienza molto motivante. Chi fa il mio genere musicale in Italia è sempre un po’ penalizzato: non importa quali collaborazioni realizzi o quanta ricerca faccia. È triste ma è la realtà, pertanto quando arrivi su un palco estero non sai mai cosa aspettarti. Però poi vedi che al pubblico interessa solo lo show, il messaggio, ed esigono qualità e ricerca. Finora la Germania e l’Inghilterra sono gli stati dove ho lavorato maggiormente e ho notato una grande attenzione ai dettagli, per quel che riguarda la performance. È davvero incoraggiante oltre che infinitamente appagante.

Persino Elisa si è ‘convertita’ all’italiano: tu invece lo escludi a priori o lasci una porta aperta in questo senso?
Io mi sento italiano anche cantando in inglese. Le sensazioni e le emozioni per me sono le stesse. In questi anni ho lavorato molte volte a progetti e idee in italiano ed è una cosa che mi piacerebbe realizzare, ma con i giusti tempi. Recentemente ho anche collaborato con Tony Maiello… vedremo!

Hai scelto la strada dell’indipendenza ormai diversi anni fa, ma in tutto questo tempo qualche major si è mai fatta avanti per averti con sé? Se sì perché hai rifiutato? Dovevi scendere a compromessi?
Il mio progetto musicale è partito proprio con una major anni fa. La strada dell’indipendenza è stata una scelta dettata dalla mia esigenza di cantare e proporre quello in cui mi sento più a mio agio, senza limiti, senza freni. Non ha senso essere in top10 con qualcosa che non mi rappresenta, sarebbe una punizione assurda. Io canto perché mi rende felice, non per avere una scusa per essere sui blog o in televisione. Quella è una conseguenza per me, e in quest’ottica vedo gli accordi e le collaborazioni.

Un anno fa, in occasione del Festival Internazionale contro il bullismo a New York nel quale ti sei esibito, speravi che Renzi mantenesse le promesse in ambito di diritti gay. Un anno e una storica sentenza americana dopo come vedi la questione? Sei rimasto deluso dalla politica italiana?
In questi ultimi anni girando il mondo, conoscendo tante persone e storie diverse, ho capito che il tentennare da parte della politica italiana e il dover chiedere – e a tratti pretendere – diritti per due persone che si amano è ridicolo. È triste che il nostro Paese ci spinga ad andar via per realizzare i nostri sogni lavorativi e personali, anche perché quando sei in giro apprezzi ancora di più la tua terra e ti chiedi come mai non puoi essere felice proprio lì dove sei nato e cresciuto. Sono una persona ottimista di carattere e voglio credere che ci sarà un cambiamento, ma queste sono tutte occasioni perse e il tempo purtroppo non torna mai indietro.

 

Foto di copertina: Ufficio Stampa

Emanuele Corbo




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