Chanty: «Sanremo? Un bel respiro e via»

Chanty, cover del singolo "Ritornerai"
Chanty, cover del singolo “Ritornerai”

Chantal Saroldi, in arte Chanty, è una delle 8 Nuove Proposte in gara a Sanremo 2015. Nata in Tanzania, prima di stabilirsi in Italia ha vissuto per qualche anno anche a Taiwan e negli Stati Uniti. Innamorata del jazz, ha alle spalle diverse esperienze formative importanti, tra cui una borsa di studio vinta nell’ambito del Berklee’s College of Music Workshop a Umbria Jazz 2012 per il programma estivo della celebre università musicale di Boston. A dicembre 2014 viene eletta vincitrice, insieme ad Amara, di Area Sanremo, aggiudicandosi un posto nel cast dei “Giovani” del Festival. A PopSoap Chanty ha presentato Ritornerai, brano da oggi su iTunes, radio e piattaforme streaming e con cui salirà sul palco del Teatro Ariston, a proposito del quale ci ha rivelato: “Voglio ridare dignità alla figura dell’amante donna”. Il singolo anticipa l’uscita di un EP, su etichetta Carosello Records, che vedrà la luce durante la kermesse canora.

Che cosa ti ha lasciato a livello personale e musicale l’aver vissuto in posti così diversi come l’Africa, gli Stati Uniti e l’Italia?
Aver conosciuto tante culture mi ha dato una grande apertura mentale, cosa che viene assorbita anche dal punto di vista musicale. Ho imparato che non esiste un solo genere, esiste la musica. Ho studiato jazz, pianoforte classico, sono stata in un gruppo soul e mi sono resa conto che non serve classificarsi, l’importante è dire qualcosa: come lo si fa è solo una questione legata al linguaggio.

La musica quindi può essere anche un elemento di integrazione tra culture diverse?
Sì, la musica – e l’arte in generale – introduce all’interno della società e dà un ruolo grazie al quale la gente ti vede in maniera diversa da come ti presenti: raramente le persone mi vedono come afro-italiana, io sono “Chanty la cantante”.

C’è un luogo in cui questo è più evidente rispetto all’Italia?
Boston, ma anche Taipei, un vero e proprio melting pot. Lì ho frequentato una scuola internazionale con migliaia di persone da tutto il mondo, per cui non percepivo in me nulla di diverso: avere mamma africana e papà italiano era la normalità, anzi c’era gente con molti più miscugli rispetto a me. Questo ti dà anche una maggiore tranquillità nell’affrontare il mondo perché hai meno paura della diversità e impari ad apprezzare le peculiarità del prossimo. In Italia è più difficile, però sono riuscita lo stesso a farmi conoscere e a farmi voler bene.

Come mai sei partita dal jazz? Che cosa ti ha spinto verso quella musica?
Quello che provavo mentre lo facevo. Dopo il jazz ho scoperto il soul, il cui ascolto mi ipnotizza sempre. Quando mio papà mi ha regalato il disco di Amy Winehouse me ne sono innamorata, e non conoscendo ancora quel mondo ho comprato dei libri e scoperto Sam Cooke, Otis Redding, Marvin Gaye, Solomon Burke e mi sono sentita a casa. A 16 anni infatti ho iniziato a suonare con un gruppo soul e lì ho capito che volevo fare musica.

E qualche mese fa sei arrivata ad Area Sanremo: c’è qualcuno che ti ha consigliato questo percorso? Che esperienza è stata?
È stata una mia scelta. Pensavo servisse avere alle spalle una casa discografica, invece quando uno dei miei produttori mi ha spiegato che non era così mi sono iscritta. Il mio scopo era ricevere una valutazione sul brano, e capire se potessi realmente avere una collocazione in un mercato pop. Lentamente ho superato le varie selezioni e ho ricevuto feedback positivi dalla giuria: già questa per me è una grande vittoria, pensavo di non c’entrare nulla in quel contesto.

Il brano in questione è Ritornerai: com’è nato?
Ho scritto questo pezzo piano e voce nella mia prima lingua, l’inglese, poi sono subentrati due arrangiatori a trasformare il brano. Per il testo in italiano ho lavorato con Andrea Bonomo e Manuela Speroni cercando di non modificare né la metrica né il suono delle vocali. È stata un’operazione molto cervellotica con correzioni anche durante Area Sanremo.

La canzone parla di un triangolo amoroso, dicci qualcosa di più.
Ho voluto parlare dell’amore dal punto di vista dell’amante donna, e nobilitare la sua figura che a differenza dell’uomo viene sempre bersagliata. Invece è una persona che ama, che sa di sbagliare ma spera che quest’uomo prenda la decisione di tornare da lei: è anche un po’ illusa quindi. Mi piace molto la frase che ha scritto Andrea: “Lascia alle tue spalle la porta, il silenzio e le mie mani vuote”. Rende bene l’idea di un amante che appena esce dalla tua casa è come se ti cancellasse completamente e fa immaginare quello che puoi provare tu, senza pensare solo al fatto che stai rovinando un rapporto, perché dall’altra parte c’è anche un’altra persona che lo sta facendo.

È una vicenda autobiografica?
No è il mio pensiero riguardo una situazione che ho visto da fuori. Spesso non si può controllare un sentimento e la cosa migliore da fare è immedesimarsi e non dare un giudizio.

Photo Credit: cartacarbone
Photo Credit: cartacarbone

Il brano ha una matrice soul ma ci sono anche influenze elettroniche. Come sei arrivata a questa sintesi tra passato e modernità e, più in generale, a costruire la tua identità sonora?
Per molto tempo ho amato il soul ma non riuscivo a rendere nuovo il mio messaggio, poi ho scoperto diversi artisti come Stromae che usano l’elettronica non come pretesto, ma in modo molto accorto. Ho voluto fare una cosa simile, così ho preso una ballad soul dandole una veste meno strumentale, più elettronica ma conservando quel tipo di linguaggio. Questo è il lavoro che sto facendo su tutto l’EP.

A che punto è la lavorazione?
In questo mese mi sono trasferita a Milano per ultimarlo, sono 6/7 brani. Appena chiudiamo le registrazioni decideremo quali pezzi tenere e quali scartare. Non so ancora la data di uscita precisa, ma sarà in concomitanza con il Festival.

Ci sarà qualche pezzo in inglese?
No, anche se nascono in inglese. Ho scritto i brani con il mio tastierista e produttore in un anno di lavoro, e mi sto facendo aiutare per gli adattamenti in italiano: è questa la parte più dura, anche perché non mi basta rispettare la metrica, voglio rispettare anche il suono.

Sei più a tuo agio con la scrittura in inglese quindi.
Sì però sono affiancata da bravissimi autori, tra i quali Santiago che ha capito quello che volevo dire e lo ha adattato a ciò che avevo già detto. Stiamo lavorando molto bene, non vedo l’ora di farvi sentire il risultato.

Come ti stai preparando per Sanremo?
Vado a correre, non tanto per tenermi in forma ma per sfogarmi, e poi ogni tanto mi isolo 30 secondi e faccio esercizi di respirazione perché so già che andrò in palla.

Perciò speri di non essere tu ad aprire le danze, dato che i giovani si esibiranno per primi nella serata del mercoledì?
(Ride di gusto, ndr) Da un lato spero di no perché la paura mi dice: “No, ma proprio no!”, dall’altro invece l’attenzione del pubblico sul primo cantante sarà totale quindi l’ego risponde: “Però, tutto sommato…”.

C’è un brano dei tuoi colleghi che ti piace particolarmente?
Non so dire quale preferisco perché c’è del bello in tutti: Giovanni (Caccamo, ndr) è bravo nella ricerca dei suoni e ha una scrittura fresca e moderna, Serena Brancale porta un pezzo jazz, Amara cura molto l’aspetto della parola come una piccola Fiorella Mannoia, Kaligola è piccolino ma tratta un argomento molto maturo… Sono contenta del fatto che non possiamo essere paragonati. Nonostante saranno sfide a 2 a 2 prevarrà il gusto del pubblico, non sarà una questione di maggiore o minore talento.

Che cosa ti aspetti da Sanremo?
Spero di lasciare il segno, che le persone si incuriosiscano, abbiano voglia di ascoltare quello che ho fatto e di credere in un progetto, perché io ci sto credendo tantissimo e sto lavorando da anni per arrivare a questo punto. Mi auguro di poter suonare in giro la mia musica il più possibile.

Chanty intervistata per PopSoap
Chanty intervistata per PopSoap

Aggiornamento:

Il video di Ritornerai, per la regia di Federico Fred Cangianiello, è stato girato nelle campagne veronesi nel Parco Giardino Sigurtà. Chanty, protagonista del video, è avvolta in una camicia di forza che rappresenta un amore proibito e il suo cuore è prigioniero in un labirinto innevato. A proposito della clip l’artista ha dichiarato: «Credo che sorprenderà il modo in cui le immagini riescono a catturare il significato della canzone ossia l’amore proibito che, come una camicia di forza, ti tiene imprigionata ma anche ti abbraccia».

Foto di copertina: cartacarbone

Emanuele Corbo




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