Amedeo Minghi, “Suoni tra ieri e domani”: «Inizia una nuova fase»

Amedeo Minghi, cover di "Suoni tra ieri e domani"
Amedeo Minghi, cover di “Suoni tra ieri e domani”

Si intitola Suoni tra ieri e domani (La Sanbiagio Produzioni srl/Terre Sommerse/Artist First – Made In etaly) il nuovo progetto editoriale e discografico di Amedeo Minghi che contiene 10 brani scritti e affidati in origine ad altri interpreti, oltre all’inedito Io non ti lascerò mai. L’elegante cofanetto si compone di un cd audio e di un libretto di 64 pagine a colori in cui viene ricordato il periodo nel quale interpreti, poeti, musicisti, arrangiatori, produttori, etichette discografiche hanno fatto la storia della canzone italiana. A PopSoap Amedeo Minghi ha presentato questo suo ultimo lavoro, registrato al Teatro Ghione di Roma con le elaborazioni pianistiche del maestro Cinzia Gangarella.

Suoni tra ieri e domani è una sorta di best of ‘sui generis’. Da dove è nata l’idea?
Dall’esigenza di rivisitare questi brani che avevo affidato ai miei colleghi e di riportarli alla loro forma primaria, pianoforte e voce. Sono come degli amici con cui ci si rincontra dopo tanti anni e ci si ritrova diversi, ma per certi versi sempre uguali.

C’è qualche canzone che l’ha emozionata particolarmente nell’interpretarla?
Sono tutte emozionanti, ma a una in particolare guardo con simpatia perché è stata più sfortunata di altre. Si tratta di Firenze piccoli particolari: l’ho messa a fine album perché voglio darle una chance che a suo tempo non ebbe.

Un progetto ambizioso e ricco, che va in tutt’altra direzione rispetto alla musica liquida.
Più che ambizioso è una testimonianza di un modo di lavorare che è andato perduto, fatto di collaborazioni con grandi autori, registi, interpreti formidabili che davano vita a brani che sono rimasti nella memoria collettiva.

Ma è vero che alla RCA ai provini vi facevano buttare interi dischi, come si legge nel libretto?
Sì, la RCA era il centro focale della musica italiana e per certi versi europea. I dischi venivano pubblicati se tutti pensavano che avessero le caratteristiche per avere successo o per dare all’artista una possibilità di carriera. Se queste prerogative non c’erano, l’album veniva cestinato anche se ci avevamo lavorato per un anno intero.

Personalmente crede che oggi non ci sia più quella stessa severità e pretesa di prodotti di qualità?
Direi proprio di no e lo dimostra la musica che ascoltiamo. Sono canzoni che si consumano immediatamente, non sono progetti ponderati e costruiti per durare nel tempo; noi invece lavoravamo per scrivere canzoni che durassero e diventassero ricordi.

Qualche settimana fa è stato ospite di un incontro alla Sapienza di Roma intitolato Quando la melodia è comunicazione, e per l’occasione gli studenti hanno riletto suoi brani anche in chiave hip hop e reggae: che effetto le ha fatto?
È stata una sorpresa fantastica perché le rivisitazioni sono nate in modo spontaneo, non gliele abbiamo chieste noi. Più avanti daremo spazio a questi ragazzi pubblicando i loro lavori.

C’è stata qualche reinterpretazione che ha particolarmente apprezzato?
Tutte, ma la più sorprendente è stata 1950 in una versione rock molto bella.

A proposito di giovani che si cimentano con il suo repertorio, l’anno scorso Justin Timberlake ha campionato un suo pezzo, Lustful. Ha avuto modo di sentire la popstar? C’è in programma una collaborazione tra di voi?
No, magari! Però ci sono altre collaborazioni internazionali a cui stiamo lavorando: c’è tutta la “nuova Europa” che ha artisti molto in gamba.

Dopo tanti anni di carriera, dove trova ancora gli stimoli per il suo “cantar d’amore”?
Il cantare è sempre un amore, e questo vale per tutti gli artisti del mondo, anche i rapper. L’ispirazione per l’artista è infinita, fa parte del suo DNA, non si esaurisce. Semmai cambia, può avere altre forme: ad esempio, con Io non ti lascerò mai (l’inedito contenuto nella raccolta, ndr) qualcosa in me è cambiato e credo che in questo momento stia iniziando per me una seconda fase.

Amedeo Minghi sarà in concerto il 29 novembre all’Arena del Sole di Bologna, il 21 dicembre al Colosseo di Torino e il 22 dicembre al Teatro Nuovo di Milano.

Questa la tracklist di Suoni tra ieri e domani e gli interpreti originari dei brani: L’amore (Mietta), Ti perdo e non vorrei (Rita Pavone), Solo all’ultimo piano (Gianni Morandi), Camminando e cantando (Marcella Bella), Per noi (Andrea Bocelli), Toledo (Anna Oxa), Fijo mio (I Vianella / Franco Califano), Ma sono solo giorni (Mia Martini), Il profumo del tempo (Katia Ricciarelli), Firenze piccoli particolari (Laura Landi) e Io non ti lascerò mai.

Emanuele Corbo




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