Romina Falconi, ‘Cadono Saponette’: il diritto di essere legittimamente pessimisti




Qualche anno fa Romina Falconi cantava che il suo prossimo amore le avrebbe pagate per tutti, oggi sostiene che il pessimismo in una relazione possa far bene. Nel mezzo una sola certezza: la cantautrice di Torpignattara resta l’amplificatore emotivo di chi, per fortuna o purtroppo, non guarda la realtà con la lente del Mulino Bianco ma la affronta con un pizzico di cinica oggettività. “Voglio che se qualcuno si sente fuori luogo non ci si senta più” ha raccontato a PopSoap presentando Cadono saponette, il nuovo singolo uscito lo scorso 22 settembre per Freak&Chic/Artist First e che anticipa il suo secondo album previsto per il 2018. Un disco che si preannuncia più che variopinto dal punto di vista musicale e che si avvale della collaborazione di musicisti di fama internazionale come il batterista Gary Novak e il bassista Reggie Hamilton, e della produzione di Maximilian Rio e Marco Zangirolami. Nel corso della lunga chiacchierata Romina Falconi si è divertita anche a leggerci i fondi del caffè (vedi video a fine articolo), giusto per metterci in guardia circa le future ‘cadute di saponette’ e rassicurarci sul fatto che… sì: nonostante tutto continueremo a piegarci agli eventi della vita.

Romina Falconi, cover del singolo ‘Cadono saponette’

Sono passati due anni dalla pubblicazione del tuo disco d’esordio: come sono stati e con che spirito affronti questa ripartenza?
Sono stati belli e bruttissimi, perché non sapevo come andare avanti. Ho passato tutta la vita sperando di potermi mantenere facendo la cantante, quando ci ero riuscita mi è preso un vuoto dentro. Pensavo: “Chissà se veramente possiamo cambiare le regole, se il pop deve per forza essere così impomatato”. Poi ho ricominciato a scrivere, perché è più forte di me, e ho avuto l’occasione di parlare con Gary Novak e Reggie Hamilton, i miei amici musicisti americani che mi hanno dato una forza incredibile, e subito mi è tornato un grande entusiasmo. Quando ho ascoltato i provini plasmati da loro mi son sentita Cher, che te lo dico a fà! (ride, ndr). Secondo me quel senso di frustrazione serve: dà l’opportunità di svegliarsi la mattina con un altro tipo di spirito.

Ora sei tornata con Cadono saponette: chinarsi è un rischio…
Volevo raccontare, con l’ironia che metto in tutte le cose, di un male oscuro comune: il pessimismo che ci pervade dopo delle situazioni difficili.

Perché è così difficile lasciarsi andare? La felicità fa paura?
Se sei realista capisci che le occasioni belle non sono così tante, quindi quando arrivano per caso non sappiamo nemmeno più riconoscerle. Non è un modo per coccolarci le ferite, però statisticamente ho avuto 3 catorci ‘da cronicario’, mi capita il principe azzurro ma io che ne so che non è un killer?

Nel testo c’è spazio per un barlume di ottimismo, ma viene paragonato alla famosa dieta puntualmente rimandata al lunedì: è un modo per dire che alla fine da certi schemi mentali non si esce mai?
Certo, abbiamo delle psicotrappole che ci creiamo perché siamo il risultato non solo di quello che abbiamo visto e vissuto, ma pure di ciò che ci è mancato, quindi se uno ha un vuoto non è che lo si colma dall’oggi al domani. La storia della dieta è venuta a Diego Passoni, non sapevo come chiudere il ritornello e una sera a cena gli ho spiegato che avrei voluto essere pessimista avendo ragione nell’esserlo. Una sorta di pessimismo legittimo, e lui mi ha suggerito il concetto dell’essere ottimisti come con la dieta e la palestra.

Esteticamente parlando, invece, due anni fa ti presentavi con la mannaia in mano, ora ti ritroviamo Maria Antonietta insaponata
La mannaia era una cosa che nessuno mi avrebbe mai consigliato. Mi avevano suggerito per il disco un titolo corto e un’immagine che potesse proporre chiunque, io che amo le sfide ho scelto un titolo autostradale (Certi sogni si fanno attraverso un filo d’odio, ndr) e un’immagine che stava a significare che sono molto femminile ma la base è quella del boscaiolo. Adesso che ho esternato questa cosa volevo giocare con un’immagine femminile storica riportata ai giorni nostri. Per ogni singolo che uscirà interpreterò una Maria Antonietta diversa.

Recentemente sei diventata socia della Freak&Chic, che cosa comporta a livello artistico questa ‘promozione’?
Freak&Chic è una factory creativa (della quale fa parte anche Immanuel Casto, ndr) che si occupa di musica ma anche di comunicazione, produzione video, live e giochi: ci siamo espansi perché in questo momento storico se ti fissi solo su un settore rischi di non andare da nessuna parte. Mi hanno fatto socia dopo che ufficiosamente già lo ero, nel senso che non è cambiato molto, se non che ora ho una percentuale. Ognuno di noi è specializzato in una cosa diversa e si fa il possibile per dare vita a nuove creazioni. È una responsabilità però è anche molto bello affidarsi a gente che è più matta di te. Il fatto che siano portati a preferire progetti originali fa sentire artisticamente meno soli. Se non avessi beccato loro sarebbe stato più difficile maneggiarmi. Se sei strano e vuoi abbattere qualche muro un po’ ‘te devi sporcà’, quindi è bene avere accanto persone disposte a sporcarsi insieme a te.

Foto: Ilario Botti

Dell’album in lavorazione che cosa puoi dire?
Forse sarà postumo, c’è il rischio che mi ammazzino prima che esca perché li sto mandando al manicomio (ride, ndr). Abbiamo 7 tracce pronte, dobbiamo arrivare almeno a 12, io continuo a scrivere e proporre ma bisogna fare una cernita prima o poi, giustamente il mio team non ce la fa più. Sicuramente uscirà nel 2018 ma non sappiamo quando, perché gli Americani in tutto questo hanno i loro impegni, e poi perché sto facendo il disco della vita. Dopo questo album non so cosa mi succederà ma mi sto togliendo delle soddisfazioni incredibili, deve essere perfetto perché sono arrivata qui con il coltello tra i denti, come ti dicevo sono stati due anni molto belli ma anche molto tosti.

Tenterai la carta Sanremo?
Io ci voglio provare. Dovrebbero provarci tutti secondo me, perché è una vetrina assurda ma bellissima, anzi dovrebbero esserci più festival così. In realtà ci sono ma non con quella stessa eco. Il talent va molto bene ma lo sconsiglio a chi ha le idee chiare, perché è la fabbrica del brutto anatroccolo: esiste perché vogliono far vedere al pubblico l’evoluzione di chi fino a ieri gonfiava palloncini e oggi fa il cantante. Se però di tuo sei già ‘cignetto’ non va bene, allora bisogna trovare delle alternative.

Emanuele Corbo




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