Dylan Magon: «Un disco per dire addio a Diamante»

Dylan Magon Diamante

Si intitola Diamante (disponibile in digitale dal 1° luglio su etichetta Universal Music) l’EP d’esordio di Dylan Magon, il rapper protagonista della seconda edizione di The Voice giunto in semifinale sotto la guida di J-Ax. Origini mauriziane, nato a Palermo il 1° marzo 1993, Dylan debutta nel mondo della musica con 5 inediti scritti da lui e una cover (Hold On, We’re Going Home di Drake, già cantata durante il programma di Rai 2). Abbiamo incontrato questo simpatico ragazzone che ci ha fatto entrare nel suo mondo, tra rime nate di notte e un sogno: collaborare con lo “zio” Ax.

Come ti sei accostato al rap e all’ R’n’B?
Canto da quando avevo 10 anni e sono cresciuto con la black music, i miei genitori amavano artisti come Stevie Wonder e Whitney Houston. All’età di 12 anni ho iniziato a scrivere le prime canzoni e 4 anni fa mi sono avvicinato al rap ascoltando Emis Killa: mi piaceva molto il suo modo di rappare e ho seguito il suo esempio per raccontare più cose di me nelle mie canzoni.

Chi sono i tuoi idoli musicali?
Ascolto moltissimi rapper oltre a Emis Killa: da J-Ax, ai Club Dogo e Marracash. Della scena underground invece apprezzo Johnny Marsiglia, anche lui di Palermo come me.

Perché hai intitolato il disco Diamante?
Era il soprannome che mi avevano affibbiato da piccolo. Inizialmente era Diamond, poi ho cambiato il nome d’arte in Diamante. Ora la gente mi conosce come Dylan Magon, per cui per chiudere quell’era ho deciso di intitolare il disco proprio Diamante.

Come sono nati questi brani?
In modo molto spontaneo, come mio solito. Scrivo principalmente di notte, di giorno proprio non riesco. Così, ascoltando musica, quando arriva l’ispirazione prendo una base e scrivo il testo. Sono sempre contento mentre scrivo, perciò escono canzoni belle (ride compiaciuto, ndr)

Come ti trovi nelle vesti dell’autore delle tue canzoni?
Sono molto affezionato ai miei testi perché, essendo un cantante e un rapper, se non cantassi ciò che scrivo e vivo sarei un fake. È fondamentale scrivere i propri pezzi.

Voglio ballare ha un’anima reggae e uno spirito decisamente estivo. Perché come primo singolo le hai preferito Angeli e diavoli?
Perché Angeli e diavoli incarna meglio il mio stile sia dal punto di vista del cantato che del rap. Come suoni e attitude esprime ciò che voglio fare e trasmettere al mio pubblico. È il pezzo che mi rappresenta di più, per questo l’ho scelto come primo singolo.

Cosa vuoi dire con Non fare il negro?
Ho giocato sull’ego del rapper, sull’autocelebrazione e l’insulto a un nemico immaginario. Sono elementi che fanno parte del rap game tipico della musica americana che ascolto, da Jay-Z a French Montana.

Hai più sentito il tuo coach J-Ax?
Sì, ci teniamo aggiornati, ma adesso è molto impegnato con il suo libro e la lavorazione del nuovo album, però io ci sono sempre per lui e lui c’è sempre per me.

Ti ha fatto sapere che cosa pensa del tuo disco?
Ancora no e un po’ temo la sua opinione perché per me il suo giudizio è veramente importante.

A The Voice ti aveva promesso che avrebbe collaborato con te. C’è qualcosa in cantiere?
Al momento non ti so dire nulla, ma spero che prima o poi arrivi questa collaborazione perché per me sarebbe un altro sogno che si realizza.

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Emanuele Corbo

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