Jack Garratt

Jack Garratt: «La musica non è una competizione»




Mika, Adele, Ellie Goulding, Sam Smith sono solo alcuni dei vincitori del premio BBC Sound of, assegnato dai critici e dagli addetti ai lavori delle case discografiche in Inghilterra. Il suono del 2016 dunque, secondo questo premio, sarà Jack Garratt: classe ’91, one-man-band molto particolare che unisce musica acustica ed elettronica, da un paesino nel Buckinghamshire ai festival e le arene inglesi in apertura ai Mumford and Sons ed ora un album in uscita il 19 febbraio (Phase).
Lo abbiamo incontrato insieme ad altri colleghi, che ringraziamo per alcune preziose domande, per discutere con lui del suo sound unico, del panorama musicale attuale e di come la musica non debba (mai!) essere una competizione.

Jack Garratt Phase
Jack Garratt, cover dell’album “Phase”

Ciao Jack, quest’anno dev’essere davvero importante per te, con tutti questi premi (anche il Brit Award Critics’ Choice). Ti senti sotto pressione?
Sono sia entusiasta che sotto pressione… In un certo senso è un sogno che si realizza; è come passare cinque anni della tua vita a costruire e preparare un sogno, per poi andare a dormire ed essere così stressati da non riuscire a sognarlo per bene. Ma penso di essere bravo nel mio lavoro e una parte di esso è riuscire a controllare questa pressione e continuare a fare la migliore musica che posso.

Parlando del tuo suono, quali sono le tue principali influenze?
La musica che ascolto, le mie influenze… in un certo senso diventano irrilevanti nel momento in cui il pubblico ascolta le mie canzoni. Perché potrebbero non sentire le stesse influenze nella mia musica, potrebbero notare qualcosa di completamente diverso, ma le somiglianze che loro notano potrebbero essere a loro volta influenzate dalle mie. La musica è una sorta di continuo ciclo, di musicisti che, a turno, sono influenzati da altri. Alcuni mi accostano a Ed Sheeran, io non vedo questa connessione, ma so che anche lui ama Stevie Wonder e Justin Timberlake, proprio come me.

Hai dichiarato di manipolare i generi musicali, decostruirli e costruire qualcosa di nuovo. Come riesci a farlo?
Credo che a molti artisti sia negata la possibilità di provare qualcosa di nuovo, per paura che potrebbero non riuscirci. Io cerco di essere in qualche modo stupido e pazzo in quello che faccio, usando suoni così diversi e passando da generi come il folk alla electro dance, o prendere il funk e unirlo al metal. Non so se funziona, magari no, ma voglio provarci! Penso ci sia molta musica che viene dal Regno Unito che sta cercando di fare questo, musica un po’ più pericolosa e coraggiosa.

Jack Garratt intervista Milano
Jack Garratt durante l’incontro con la stampa

Una delle prime cose che si legge su di te è il tuo essere un polistrumentista, cosa rappresenta per te?
Sto ricevendo un sacco di etichette in effetti, ma il mio essere un polistrumentista non vuole essere una trovata d’effetto. Questa parte di me è sempre stata lì, già da ragazzo ero molto curioso e volevo provare quanti più strumenti potevo! Non lo faccio per farmi notare, ma semplicemente cerco di ricreare i suoni che sento nella mia testa suonando più strumenti allo stesso momento, senza parti pre-registrate o cose del genere. Se qualcosa va storto, insomma, sono nei guai. Non sono contrario all’idea di avere una band dietro, ma al momento suonare tutto da solo è la maniera migliore per portare in giro per il mondo le mie canzoni.

A proposito di te da piccolo, cosa ricordi dell’esperienza al Junior Eurovision 2005?
Sì, ci ho provato e ho fallito… (ride, ndr) Avevo 14 anni ed era la prima volta che provavo a fare qualcosa con la musica, usavo la musica per avere l’attenzione su di me. Arrivai ultimo, ma ho imparato davvero molto da quell’esperienza; ho visto il lato “manipolatore” della musica e sono stato fortunato ad incontrarlo subito all’inizio della mia carriera. Ho capito che non era quello a cui aspiravo, ho avuto contatti poi con The Voice e X Factor ma ho sempre detto: “Assolutamente no”. La musica non è una gara e non dovrebbe mai esserlo!

Sei un cantautore e un produttore allo stesso tempo, come molti della tua generazione, secondo te come mai sta accadendo questo mix?
Penso sia una sorta di evoluzione, il fatto di avere la tecnologia a disposizione significa che siamo naturalmente portati a farlo. Come menti creative, noi vogliamo essere sempre un passo avanti ma allo stesso tempo pensare di essere 10 anni indietro. Amiamo il romanticismo della musica passata che ascoltiamo, ma vogliamo portarlo a una nuova generazione. Se pensiamo al progresso tecnico dagli anni ’70 agli ’80 e poi ora… Un tempo gli studi costavano tantissimo e pian piano invece si sono dimezzati i costi e moltiplicate le vendite dei dischi. Ora siamo ancora oltre: siamo in grado di fare un album di qualità professionale in una settimana su un computer e pubblicarlo in un giorno. Potrei fare un album soltanto sul mio telefono anche… La tecnologia c’è e siamo ad un punto della storia in cui il pubblico ritorna a desiderare musica che abbia una certa sostanza dietro e che lo rispetti.

 

Francesco Taranto




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