Renzo Rubino: «Si può essere rock anche senza chitarre. E in tour ve lo dimostro»

Renzo Rubino intervistato per PopSoap
Renzo Rubino intervistato per PopSoap

Forte del successo riscosso all’ultimo Festival di Sanremo (terzo posto tra i campioni con il brano Ora e vincitore del Premio come Miglior arrangiamento con Per sempre e poi basta), Renzo Rubino è attualmente impegnato in una tournée nei maggiori teatri italiani per presentare dal vivo le nuove canzoni. Lo abbiamo incontrato in una calda mattina di inizio maggio a Milano negli uffici Warner. Dall’alto dell’undicesimo piano del palazzo, con la città ai nostri piedi, abbiamo cercato di scoprire qualcosa di più del suo ultimo disco e del tour.

Secondo Rubino è il tuo nuovo album. Che significato ha questo titolo?
Nel disco si fondono le mie due anime, quella romantica e quella più schizofrenica, e c’è un nuovo modo di scrivere canzoni, un secondo modo di intenderle ma sempre in maniera spontanea. Tra gli altri motivi per cui l’ho scelto come titolo c’è anche il fatto che è il mio secondo disco, e che nella vita sono sempre arrivato secondo, cosa che però mi ha portato fortuna e mi ha spronato a far meglio, perché  per realizzare bei progetti bisogna aver fame.

Diverse canzoni del disco, come Ora, La fine del mondo e Colazione esaltano la semplicità e la bellezza della quotidianità. Sono questi ‘secondo Rubino’ i segreti per affrontare serenamente il presente?
Sì, la bellezza di vivere il presente consiste non tanto nel carpe diem, quanto nel godere della quotidianità. Non si possono avere sempre le farfalle nello stomaco, la bellezza risiede anche nella semplicità del quotidiano. Le canzoni di questo disco sono tutte tratte da piccole storie reali e semplici, che poi sono quelle più forti e che ha più senso raccontare.

Piccola parla di rinunce che si fanno per la musica. Tu ne hai fatte? Le rifaresti tutte nello stesso modo?
Certo, se no non scriverei canzoni. Le rinunce fanno nascere storie legate agli affetti, a dei posti, a una quotidianità che si perde. La musica regala tantissimo – l’affetto del pubblico, il fatto di poter interagire e scambiare opinioni con le persone – però impone anche sacrifici perché ti porta via qualcosa. I rapporti ad esempio cambiano. Tutti pensano che quando fai il salto sei tu a cambiare, in realtà sono gli altri che hanno una concezione di te diversa da quella che avevano prima.

Gli archi, musicalmente parlando, sono i protagonisti del disco. Che cosa danno in più rispetto alle chitarre, del tutto assenti? 
Spesso nei dischi italiani si trovano molte chitarre sovrapposte, un abuso che crea una barriera di suono pazzesca. Secondo me invece l’emotività di una persona viene colpita attraverso la dinamica, quindi dal punto di vista musicale gli archi mi consentono di essere poetico, ma allo stesso tempo, quando voglio essere un po’ più cattivo, posso far ‘urlare’ lo strumento con un’arcata data in maniera energica. Inoltre sono un estimatore della musica classica, della musica da cinema e delle melodie, che affiancate a un buon arrangiamento d’archi sono sempre belle da ascoltare. L’approccio che ho con la mia musica, anche nei live, è davvero rock ‘n’ roll, nonostante non ci siano le chitarre.

A proposito dei live, come sta andando il tour teatrale e che tipo di spettacolo è?
Il live è l’apoteosi di quello che so fare e lo spettacolo è un concentrato di me stesso a 360°. È fatto di costumi, luci, scenografie e racconti, come se la musica prendesse forma e si entrasse in un universo parallelo. Amo esprimermi a teatro e questo tour mi sta dando belle soddisfazioni. Le persone che vengono, nonostante il periodo di crisi, sono affamate di ascoltare musica e ciò mi rende felice e voglioso di dare sempre di più, soprattutto nei concerti.

Nei tuoi spettacoli stai ospitando diversi colleghi, tra i quali la scrittrice Silvia Avallone: com’è nato l’incontro tra di voi?
Silvia è un’artista incredibile, scrive meglio del Vangelo secondo Matteo! Ci siamo semplicemente scambiati i numeri di telefono, io l’ho chiamata e le ho detto che il suo modo di scrivere mi piaceva tantissimo e che sarei stato felice di avere nei concerti dei monologhi realizzati da lei. Ha accettato ed è nata una grande stima reciproca. Sarà con me sul palco a Bologna il 13 maggio e in quell’occasione reciterà i monologhi che solitamente leggo io. Il bello di questo mestiere è il fatto di potersi confrontare con persone che stimi e che pensavi fossero irraggiungibili; quando riesci a relazionarti con loro e c’è del feeling diventa una vera libidine perché poi nascono delle collaborazioni.

Puoi rivelarci qualche sorpresa in serbo per la data al Blue Note di Milano, il prossimo 22 maggio?
Potrebbe esserci una sorpresa, ma per ora è top secret.

In Ora canti: «Fermati e datti un voto», un invito a guardarsi allo specchio e chiedersi se si è felici. Tu che voto dai al periodo che stai vivendo?
Io non mi schiodo dal 7, è un voto che mi è sempre piaciuto. È quello che prendevo a scuola quando mi capitava di non studiare: inventavo delle cose o racimolavo informazioni prese dall’insegnante (ammette divertito, ndr). Nella vita ho sempre preferito prendere o 2 o un voto alto, nel mio caso 7 appunto, perché è proprio nei picchi che risiede la vita.

Di seguito le prossime date del Tour di Renzo Rubino:

08 maggio – Salerno – Modo
10 maggio – Catania – Teatro ABC
12 maggio – Torino – Teatro Colosseo
13 maggio – Bologna – Teatro Duse
15 maggio – Roma – Auditorium Parco della Musica
22 maggio – Milano – Blue Note

Photo Credit: Ufficio Stampa

Emanuele Corbo

2 pensieri su “Renzo Rubino: «Si può essere rock anche senza chitarre. E in tour ve lo dimostro»”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *