Irama Sanremo 2016

Irama: «A Sanremo porto la mia verità»




Irama, all’anagrafe Filippo Maria Fanti, è uno degli 8 artisti che saliranno sul palco del prossimo Festival di Sanremo nella categoria ‘Nuove Proposte’. Il giovane sarà in gara con Cosa resterà, brano che porta la sua firma e quella del compositore Giulio Nenna. PopSoap l’artista monzese ha parlato del suo background musicale diviso tra Guccini, De André e l’hip hop, e ha ricordato i giorni dell’adolescenza trascorsi a fare freestyle con gli amici. “Spero che Sanremo sia solo il punto di partenza di un lungo percorso” ci ha confidato Irama, nome d’arte che in malese vuol dire ‘ritmo’. E di ritmo il suo pezzo ne ha da vendere. Ascoltare per credere.

Quando hai scritto Cosa resterà? Visto che il testo è piuttosto forte ti rispecchia ancora o stai vivendo un momento più sereno?
L’ho scritto in un momento difficile, mi sentivo fragile. Ho cercato di mettermi a nudo e di raccontare una mia verità, ma onestamente non mi piace molto descrivere le canzoni: secondo me devono essere ascoltate e interpretate a modo proprio. Io stesso quando sento un brano cerco di farlo mio, non sto tanto a seguire il significato che gli ha dato l’autore, e penso dovrebbero farlo tutti.

Come hai conosciuto Giulio Nenna, con il quale hai collaborato a stretto contatto per scrivere i brani del tuo primo disco?
Io e Giulio ci siamo conosciuti in Toscana grazie al mio produttore, e abbiamo iniziato a collaborare da subito unendo due mondi differenti: lui veniva dalla musica mediterranea, io dal cantautorato e da un’attitudine street e hip hop. In seguito ho iniziato a fare più rap e abbiamo cercato di trovare un’identità musicale facendo un genere che fosse nostro.

Cantautorato e rap sembrano due mondi distanti, che cosa ti ha conquistato dell’uno e cosa dell’altro?
Io in realtà mi muovo fra tre mondi, come si sentirà anche nelle canzoni del disco: ritornelli molto pop, e strofe che da una parte cercano metafore e immagini che si rifanno al cantautorato italiano e dall’altra metriche più crude e “sputate” tipiche del rap.

So che a Monza facevi gare di freestyle. Era un semplice modo per trascorrere i pomeriggi o c’era un qualche fermento artistico?
Quando mi ero avvicinato all’hip hop, ogni giorno non vedevo l’ora di uscire di casa e incontrarmi con gli amici al parchetto a fare freestyle. Era bello, ci mettevamo in cerchio e ognuno diceva la sua. Ho fatto una gara spinto dagli amici ma per puro divertimento, io sono sempre stato fissato più sulla scrittura che sull’improvvisazione. La prima sfida l’ho vinta, la seconda mi sa di no, anche se non ricordo neanche più neanche com’è andata (ride, ndr).

Da Monza a Sanremo: come ti stai preparando per il palco dell’Ariston?
Sono molto onorato di poterci salire, è un’occasione enorme e spero che vada al meglio… tocco ferro (scoppia a ridere, ndr). Allo stesso tempo spero sia soltanto l’inizio del mio percorso artistico. Mi sto preparando molto, ho finito di scrivere il disco da poco, Cosa resterà ce l’ho ben fissato in testa, mi sto concentrando e non vedo l’ora di salire sul palco per raccontarmi e divertirmi.

Il fatto di essere davvero un esordiente nel mondo della musica pensi possa aiutarti a conservare per ora uno sguardo più puro che non intacchi la tua verità artistica? Perché quando canti il messaggio sembra che arrivi in maniera molto chiara, senza filtri…
Mi piace quello che hai detto, e non mi sento ipocrita a dire di sì. Ho avuto la fortuna di andare in un posto che è Sanremo dove nessuno ha provato a plasmarmi, nessuno mi ha detto che canzone scrivere o mi ha consigliato che genere fare. Io mi sono presentato con la mia identità e non è stata toccata.

Che rapporto hai con il Festival di Sanremo? Lo hai seguito in passato? Se sì con che spirito?
Sì l’ho seguito, anche se in modo non molto costante, però bene o male l’ho sempre visto. Trovo sia una grande tradizione italiana, ed è giusto che sia così perché in un Paese dove la musica nostrana viene snobbata rispetto alle hit internazionali penso sia fondamentale avere un occhio di riguardo per le nostre tradizioni. Il Festival è un’icona ed è intoccabile.

In concomitanza con Sanremo uscirà il tuo disco d’esordio. Cosa resterà è un buon biglietto da visita per quello che sentiremo nel resto dell’album a livello musicale e lirico?
Sicuramente si muoverà tra i mondi che ti ho raccontato prima, però non voglio che il disco venga ricordato per il pezzo di Sanremo, tengo molto a questi brani e non vedo l’ora di farveli sentire.

 

Emanuele Corbo




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