Immanuel Casto The Pink Album

Immanuel Casto: «Combatto le ipocrisie e cerco l’amore»

Viene pubblicato quest’oggi The Pink Album (Freak&Chic/Artist First), il quarto disco di inediti di Immanuel Casto, vera e propria icona del mondo LGBT italiano e re del genere Porn Groove. Un album che, come la tradizione del ‘Casto Divo’ insegna, vuol far sorridere con testi politicamente scorretti ma che questa volta si spinge oltre, gettando uno sguardo più profondo, intimo e – dunque – femminile sulla società e sull’amore.
Immanuel Casto, che questa sera si esibirà al Gay Village di Roma in compagnia della sua dolce metà artistica Romina Falconi, ha presentato a PopSoap l’ultimo lavoro discografico nella cornice dello Studio Know How di Milano, il più grande sex shop gay friendly d’Europa. E proprio qui ci ha svelato di essere in realtà un inguaribile romantico in cerca dell’amore.

Immanuel Casto nuovo album
Immanuel Casto, cover de “The Pink Album”

Che significato ha il rosa di questo nuovo album? Rivela un lato più sensibile e intimo rispetto al passato?
Paradossalmente è un album coraggioso perché parla meno di sesso e più di argomenti emotivi, anche se non rinuncio di certo al mio stile ironico e sarcastico. È un’evoluzione anche dal punto di vista musicale dato che mi sono avvicinato a sonorità più acustiche distaccandomi un po’ da quel dance pop ‘plasticoso’ che inizia a diventare trito. A livello di contenuti mi sono esposto maggiormente. In passato avevo già sperimentato cose più drammatiche: in Freak & Chic (2012, ndr) c’era Da quando sono morto, che però avevo messo in coda al disco non dico a vergognarmene ma timoroso di inceppare l’ascolto di chi si voleva godere un album goliardico. Questa volta invece i brani si compenetrano tra loro, alternandosi tra pezzi più ridanciani e altri più seri.

Ad esempio Male al cubo, che – a dispetto di quanto può suggerire il titolo per chi conosce la tua discografia spesso condita di doppi sensi – in realtà parla di mal d’amore…
Il brano si presenta molto cinico nelle strofe, fotografando quel momento in cui si è stanchi di provare a buttarsi in una nuova relazione perché tanto va sempre male, per poi riscattarsi nel ritornello. Personalmente ho sofferto molto per amore, ma ammetto di non avere mai conosciuto tanto me stesso come in quei momenti di dolore. La canzone vuole dire proprio questo: niente è perduto perché se ne guadagna sempre qualcosa in termini di conoscenza di se stessi.

Anche l’universo maschile viene osservato da un punto di vista più femminile, come in Uomini veri in cui sembri voler demolire lo stereotipo del macho.
Si può leggere dalla prospettiva di un giovane omosessuale che patisce una certa emarginazione da parte dei suoi coetanei eterosessuali, ma giustamente è un discorso più ampio contro il machismo dilagante sia tra gli etero che tra i gay. Ormai siamo di fronte a questa immagine che ci dice qual è il modo giusto di essere omosessuali per essere accettati dagli stessi omosessuali!
Uomini veri è l’adattamento di Real Men, un brano degli anni ’80 di Joe Jackson che secondo me originariamente parlava proprio di questo. Ho rispettato alcuni passaggi e ne ho cambiati altri per adattarli culturalmente ai nostri tempi.

E poi c’è Da grande sarai fr**io, brano molto ironico che però lancia un messaggio forte con tanto di denuncia sociale (“Non star zitto in un paese che ti ignora”).
Parte quasi come una parodia, ma già nel ritornello si capisce che è la voce di un omosessuale adulto che si rivolge a un ragazzino se non addirittura a un bambino che ha determinati atteggiamenti, per cui è facile dedure che quando scoprirà il suo orientamento sessuale andrà in una certa direzione. Questo contraddice idiozie secondo cui l’omosessualità è una scelta che può essere indotta da una serie di fattori: l’unica scelta è decidere di accettare o meno se stessi.
A molti dà fastidio il fatto che si parli di un ragazzino effeminato perché vedono il pericolo di far aderire l’intera categoria ad uno stereotipo. Ma perché? Lui non merita di essere accettato? Io sto raccontando un percorso più difficile di quello di altre persone, non ho la pretesa di raccontare la storia di tutti.

Quando dici: “Ci sono passato” fai davvero riferimento alla tua esperienza personale?
Serve più per dare una chiave di lettura, non è tanto un’esperienza che ho vissuto perché non ho avuto problemi di autoaccettazione molto forti, né atteggiamenti particolarmente evidenti, però mi tocca personalmente perché è un tema a cui tengo tanto.

Mi ha incuriosito la scelta della parola ‘frocio’, che in genere viene utilizzata per denigrare. Impiegandola in questo contesto vuoi forse provare a svuotarla della sua accezione dispregiativa?
Concedimi una citazione nerd ma che coglieranno quasi tutti. Nel primo episodio di Game Of Thrones c’è Tyrion che dice a Jon Snow: “Ti do un consiglio, bastardo: rammenta sempre chi sei, gli altri lo faranno. Fanne la tua armatura e non potrà essere usata contro di te. Questo è il messaggio che nasce dall’uso di quel termine.
Poi c’è anche una questione strategico-comunicativa: se avessi fatto un brano politicamente corretto sull’omofobia tutti avrebbero condiviso il contenuto però sarebbe stato poi divertente e appagante ascoltare il brano più volte? Probabilmente no, quindi con quella parola che sarebbe auspicabile non utilizzare in realtà ho rafforzato la capacità virale del messaggio.

Un altro brano importante è Horror vacui. Qual è il vuoto che sperimentano i protagonisti del brano? È uno stato d’animo che hai riscontrato nei tuoi coetanei?
Come in tutti i miei brani interpreto in prima persona la storia perché trovo sia un modo molto più forte per esprimere un concetto. Mi metto addosso quel comportamento, con il rischio di venire frainteso dagli ascoltatori più superficiali che poi pensano che io inneggi ai disturbi alimentari e inviti la gente a non laurearsi e ad andare a fare pompini in Costa Smeralda (come successo in seguito alla pubblicazione dei singoli Zero carboidrati ed Escort 25, ndr). È l’esatto opposto, ma chi ascolta con attenzione lo capisce.
In questo caso racconto un atteggiamento che ho visto: l’incapacità di provare a costruire un rapporto anche quando si intravede qualcosa che merita di essere scoperto più a fondo. Esci con qualcuno un paio di volte, e anche se ti piace ormai ci sei già andato a letto, apri Grindr e ne hai altre mille. E il vuoto aumenta.

Hai mai provato questa sensazione?
Io sono ancora una persona fondamentalmente romantica. Non mi innamoro spessissimo ma quando succede lo faccio con tutto il cuore, e cerco quello, non me ne vergogno. Però tocco con mano persone che hanno quell’atteggiamento e ho deciso di raccontarlo mettendomelo addosso e cercando di capirlo.

Questo brano segna una nuova collaborazione con Romina Falconi. E ora siete a quota 4. Come vedresti un intero album realizzato da voi due come novelli Mina e Celentano?
Molto bene, sicuramente è una cosa che potremmo prendere in considerazione!

Anche perché probabilmente avete già pronti altri pezzi scritti insieme, come quello che volevate portare a Sanremo 2015.
Esatto, tanti ancora non sanno che anche Romina è autrice di tutti i suoi brani, melodie e testi, ed è bravissima! Io ricorro a stratagemmi tecnici: metrica killer e rime baciate, come le sigle dei cartoni animati, perché spesso ho già dei contenuti forti e scomodi, se avessi anche una metrica difficile il brano diventerebbe troppo ostico, quindi ho bisogno che la melodia sia catchy.
Lei invece riesce a fare cose molto particolari: non usa quasi mai rime, al massimo assonanze – e già ringraziamo! (ride, ndr) – e oltre al bellissimo timbro vocale ha una capacità fenomenale di stare sul tempo con una metrica stranissima e sbagliata, e questo rende molto ricercato quello che fa.
Al momento siamo concentrati sui nostri percorsi individuali, tra poco uscirà il primo vero album di Romina distribuito nei negozi con 20 canzoni una più bella dell’altra, ma sicuramente quella del disco in comune è un’idea che ci piace tantissimo e che tra qualche anno potrebbe tranquillamente concretizzarsi.

Tornando al tuo progetto, la copertina del disco ti ritrae come un lottatore sul ring attorniato da strumenti musicali. Sullo sfondo invece si intravedono locandine di incontri di boxe. Qual è la lotta che vuoi portare avanti con questo disco e quali le tue armi?
Proprio così, io combatto con la musica e con la comunicazione. Al di là di comportamenti che denuncio apertamente come l’omofobia e la discriminazione, la mia lotta è contro l’ipocrisia, il perbenismo, la censura preventiva che spesso mi colpisce. Comportamenti che vanno dall’arrivismo alla ricerca disperata di visibilità, la compravendita del sesso, la mercificazione del corpo sono all’ordine del giorno e permeano la società, ma quando si cerca di parlarne ci si sente dire di no.

Anche il simbolo del triangolo rosa ha una sua importanza, essendo stato utilizzato dai nazisti per etichettare gli omosessuali. Portandolo nell’artwork dell’album vuoi trasformarlo da immagine di ghettizzazione a simbolo di orgogliosa identità?
Sì, è un passaggio da vittima a presa di posizione con orgoglio. Io in generale non mi ritengo vittima, anche se spesso mi rendo conto che non godo di passaggi su determinati media, però grazie alla forza dei miei messaggi e alla particolarità di quello che faccio ho un grosso seguito altrove e sono grato di avere la possibilità di continuare a fare. E con questo simbolo lo affermo.

Il fronte live, ad esempio, è una grande parte della tua attività. Che cosa dobbiamo aspettarci dal nuovo tour in partenza? C’è qualche aspetto dello show che vuoi approfondire rispetto alle produzioni passate?
La formula è rodata e mi attengo a quella, curo personalmente tutto, specie i visual grafici che accompagnano i brani. Mi piacerebbe sperimentare di più a livello acustico, non a caso per la prima volta avremo una batteria elettronica che sarà scenicamente interessante e darà un bell’appeal al live.

Non solo musica. A ottobre uscirà anche un libro che ti riguarda (Tutti su di me, che sarà presentato in anteprima al MEI di Faenza il 3 ottobre). Perché l’esigenza di una biografia di Immanuel Casto?
È stato uno degli autori della Tsunami Edizioni, casa editrice che si occupa di testi e biografie che raccontano band soprattutto death metal, ad avere l’idea. Mi è stata proposta e ho accettato con entusiasmo. Sono stato molto fortunato: l’autore, Max Ribaric, ha centrato in pieno il progetto. Questo libro è storicamente accuratissimo, Max ha fatto un lavoro incredibile di ricostruzione di tutti i passi che ho mosso sul web e delle mie esperienze, ma non ha mai perso di vista l’ironia del progetto. È un libro divertente ma non stupido-canzonatorio. Ed è pieno di interviste che mi ha fatto, di mie dichiarazioni completamente inedite. Un bellissimo modo per capire tutto quello che c’è dietro senza essere vuotamente autoincensante. Non vedo l’ora che esca e di avere una risposta da parte del pubblico.

In questi giorni Immanuel Casto è impegnato in un instore tour per firmare le copie del disco e incontrare i fan. Questi i prossimi appuntamenti: sabato 26 settembre a Roma alla Ludoteca TORA STORE (Via dei Galla e Sidama, 57 – ore 16:30), domenica 27 settembre a Bologna alla Galleria Ono (Via Santa Margherita, 10), sabato 3 ottobre a Bologna al RED durante il party di gay.it, venerdì 9 ottobre a Torino alla Libreria Luxemburg.

The Pink Album – Tracklist

Into The Pink
Deep throat Revolution
Da grande sarai fr**io
Rosico (feat. Tying Tiffany)
Rosso, oro e nero (feat. Soviet Soviet)
DiscoDildo
Male al cubo
Social Queen
Horror vacui (feat. Romina Falconi)
Uomini Veri
Alphabet Of Love

Emanuele Corbo

2 pensieri su “Immanuel Casto: «Combatto le ipocrisie e cerco l’amore»”

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