Giulia Ottonello: «Tante porte in faccia ma non mi sono mai fermata»

I banchi della scuola più famosa d’Italia hanno visto alternarsi in 14 anni centinaia di giovani artisti in cerca di un posto nel mondo dello spettacolo. Nel 2003 a vincere Amici fu Giulia Ottonello, la ragazza dai capelli rossi e dalla pelle color latte che incantava il pubblico con la sua voce fuori dal comune. La cantante ligure però prese parte al programma nell’epoca “a. M. C.” (avanti Marco Carta), e questo si tradusse in un totale disinteresse da parte dei discografici, che allora guardavano con sospetto al programma della De Filippi. L’eclettica artista ha comunque intrapreso una fortunata carriera nel mondo del musical (Cantando sotto la pioggia, Cats, Frankenstein Junior solo per citare alcuni degli spettacoli a cui ha preso parte) e nel 2012 ha autoprodotto il suo primo disco di inediti I miei colori, che presenterà in due concerti speciali il 25 settembre al Teatro Comunale “Pietro Micheletti” di Travagliato (Brescia) e il 26 settembre al Teatro “Gustavo Modena” di Genova. Sul palco con lei Riccardo Barbera (contrabbasso e basso elettrico), Luca Falomi (chitarra acustica ed elettrica), Lillo Fossati (batteria) e Fabio Vernizzi (piano e tastiere). PopSoap ha intervistato Giulia Ottonello in occasione del suo ritorno sul palco nelle vesti di cantante. Una chiacchierata che ha toccato diverse questioni: dalle delusioni post Amici e sanremesi, ai prossimi impegni teatrali fino alla sua passione per la cristalloterapia: “Per un periodo andavo in giro con le tasche piene di quarzi e pietre” – ha confessato – “Aiutano nel riposo, nella meditazione e assorbono onde elettromagnetiche dannose”.

Giulia Ottonello I miei colori
Giulia Ottonello, cover del disco “I miei colori”

Come mai questi concerti a 3 anni di distanza dall’uscita del disco?
Perché non sono direttamente collegati all’album. Dopo la pubblicazione del disco mi sarebbe piaciuto andare in tour per farlo conoscere, ma non è stato possibile visto che avendolo autoprodotto è sempre stato un progetto molto indipendente. In più ho girato l’Italia per 3 anni con il musical Frankenstein Junior e quindi si è creato questo ‘gap’ temporale.
Sono concerti con cui voglio fare il punto sulla mia carriera e riprendere a esibirmi live come Giulia Ottonello, cosa che non ho più fatto per tutto questo tempo.

So che proporrai anche qualche cover, puoi darci qualche anticipazione?
Il concerto sarà diviso in 3 parti: in una presenterò l’album, in un’altra mi proporrò più come interprete cantando brani di musical che ho portato in scena e che amo, e in un’altra ancora eseguirò qualche cover. Sicuramente non mancherà il grande King, Michael Jackson.

I miei colori è uscito 10 anni dopo la tua partecipazione ad Amici, e nel brano Quante possibilità canti le difficoltà che stanno dietro questo progetto discografico. Che cosa è successo esattamente?
Quante possibilità è un brano a cui emotivamente sono molto legata. L’ho scritto con Stefano Cabrera (violoncellista del GnuQuartet, ndr) ed è nato come sfogo. In quegli anni assurdi, quando si è messa in moto la grande macchina dei talent show, gli addetti ai lavori consideravano non adatto al mondo discografico chi vi partecipava: pensa quanto è distante questo pensiero da quello attuale!
Io mi sono vista sbattere le porte in faccia da tutti i principali discografici italiani solo perché avevo vinto Amici e perché ero una ragazza. Mi sono state fatte promesse svanite nel nulla e non sono stata minimamente considerata. In più in Italia c’è questo brutto vizio per cui se una persona fa l’attrice non può incidere dischi (aggiunge con un sorriso amaro, ndr): io invece penso che se un artista ha qualcosa da dire non ci siano etichette che tengono. Così un giorno ho scritto Quante possibilità, che è chiaramente dedicato alle persone che mi hanno messo i bastoni tra le ruote a livello discografico, e ho deciso che questo pezzo avrebbe fatto parte del mio primo album e che l’avrei autoprodotto.

Nei giorni scorsi Valerio Scanu ha rilasciato alcune dichiarazioni a Repubblica.it dicendo: “Siamo troppi e la fabbrica dei talent show, delle discografiche e delle radio ogni anno sforna e brucia altri talenti”. Sei in linea con la sua opinione?
Penso che se da un lato ho partecipato ad Amici in un momento storico in cui gli addetti ai lavori non ci capivano nulla, dall’altro sono sinceramente felice di averlo fatto allora, perché con gli anni si è verificato l’opposto, ovvero produttori e discografici attingono dai talent in maniera quasi ossessiva. Per gli artisti che oggi intraprendono una carriera queste esperienze possono rivelarsi più un tritacarne che altro, se non hanno un loro equilibrio solido e se non sono circondati da persone che davvero lavorano per il loro bene artistico e umano. Attualmente c’è un grande marasma in cui passa di tutto: sia gente che non ha molto da dire, sia cantanti meritevoli che però non vengono considerati come dovrebbero o dei quali non viene rispettata la natura artistica. Mi spaventa molto, infatti, che si tenda a incasellarli in un piccolo mondo dai confini ben precisi dai quali non si può uscire. Sarebbe bello che questi artisti potessero esprimersi con più libertà e con meno timore dei giudizi.

Tornando al disco, esplori dimensioni elettroniche e a tratti r’n’b ma il tuo esordio avvenne con un pezzo dal sapore quasi gotico come Permission/Spezzami il cuore (2005): è un mondo sonoro che riprenderesti ancora oggi o non ti appartiene più?
Quella fu una validissima proposta della Sugar, arrivata dal grandissimo Corrado Rustici. Si trattava di qualcosa di nuovo per il mio background da interprete ed era una veste che non mi dispiaceva affatto, è stato un esperimento. Più vado avanti e più non ho paura di sperimentare e affrontare nuovi mondi, e lo dimostra il fatto che per molti anni mi sono dedicata al teatro e poi ho pubblicato un disco distante da quello che certa gente si aspettava da me. Spezzami il cuore era un bellissimo singolo, purtroppo mancava la voglia di investire su di me come artista da parte di Sugar. E così quel piccolo impero che sembrava in via di costruzione si è distrutto.

Perché fu lasciato naufragare tutto dopo un solo singolo che, eccezion fatta per una performance ad Amici, non fu nemmeno promosso?
Ci ho messo un po’ per digerire e metabolizzare questi fatti, non è più il caso di regalare energie a quesiti che non troveranno mai risposta. Anche io tante volte l’ho domandato a loro, e Caterina Caselli mi disse: “Tu sei molto brava ma noi non sappiamo cosa farti fare”. Sentire un simile discorso da una delle principali discografiche italiane mi lasciò così tanto di stucco che alla fine ho smesso di farmi domande.


Giulia Ottonello, video di Spezzami il cuore

Hai provato più volte anche a partecipare a Sanremo, e due di quei brani (Un viaggio di lacrime Risplendo) sono contenuti ne I miei colori. Qualche anno fa hai dichiarato che sei stufa di tentare quella strada. Resti ancora di quest’idea?
Sì, perché secondo me per andare al Festival serve qualcuno che in qualche modo ti propone e ti dà una spintarella. Francamente dopo tutte le volte che ci ho provato in modo onesto e sportivo mi sono rotta le scatole anche di quello (ride, ndr).

Dato che il disco è di 3 anni fa, hai scritto nuovo materiale nel frattempo? C’è in programma un nuovo album?
Perché no? Mi piacerebbe creare qualcos’altro. Ad esempio con la formazione di musicisti con cui collaboro per i concerti c’è un bel feeling musicale e umano e ci siamo già detti che magari più avanti tireremo fuori qualcosa. In questo sono molto propositiva: mi piace il teatro, cantare, fare musica, e finché mi sarà possibile farò tutte queste cose.

A breve sarai a teatro con Cabaret nella parte di Sally Bowles. Che tipo di lettura verrà data rispetto alle rappresentazioni del passato?
Il regista Saverio Marconi è molto legato a questo spettacolo, è la terza volta che lo porta in scena e non so quante edizioni nuove voglia ancora fare. Un giorno mi ha detto che le scorse volte aveva già tirato fuori tante sfumature di Cabaret e che ora voleva dare un tocco in più di verità, che riportasse non solo al film universalmente famoso con Liza Minnelli ma anche al libro Addio a Berlino di Christopher Isherwood, e che venisse fuori la storia di quella Berlino decadente. Questa forse è la versione più nuda e cruda che Marconi abbia mai realizzato. Siamo tutti molto felici, è stato un lavoro di squadra intenso e speriamo che piaccia al pubblico. Il debutto in anteprima nazionale a Todi dello scorso 21 agosto è stato forte, la gente era piuttosto provata, ma d’altronde la storia non è troppo allegra.

Attrice, cantante, doppiatrice: saresti perfetta per un elegante e intelligente varietà del sabato sera televisivo. Ti piacerebbe come esperienza? Hai mai ricevuto proposte di questo tipo?
Se fatta in un certo modo non mi dispiacerebbe assolutamente. Sono molto aperta verso ogni proposta, ma al momento non è arrivato nulla. Chissà, magari in futuro!

 

Emanuele Corbo

Un pensiero su “Giulia Ottonello: «Tante porte in faccia ma non mi sono mai fermata»”

  1. Splendida intervista, quante delusioni…Giulia, ma anche quante soddisfazioni Ti sei potuta prendere senza assolutamente l’aiuto di alcuno. Senza passaggi televisivi o radiofonici , mentre si sentono anche degli stonati o urlatori con solo bei faccini, magari, ma supportati chissà perché!!!!!!!

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