Viva la Diva: quando Dana International vinse l’Eurovision Song Contest

Trent’anni fa esatti, la data del 17 maggio 1990 entrava ufficialmente nella storia come il giorno in cui l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) depennava l’omosessualità dall’ampia lista delle patologie della psiche e del comportamento. Molti anni dopo, il 19 giugno del 2018, al termine di un congresso tenuto presso la sede centrale di Ginevra, la stessa organizzazione rimuoveva anche la transessualità dall’elenco dei disturbi mentali, giudicando la discrepanza fra identità di genere e attributi biologici una condizione di salute da rispettare e tutelare con un accesso agevolato alle cure che favoriscono il passaggio da un sesso all’altro.

Nonostante la giornata mondiale contro l’omotransfobia (che cade oggi in memoria del primo passo compiuto in avanti dell’OMS) sia ancora necessaria per sradicare tumori socioculturali come il pregiudizio e lo stigma verso gli orientamenti diversi da quello etero, c’è un ambiente in cui malanni di questo tipo non hanno mai avuto modo di infiltrarsi fino in fondo: quello della musica. Ecco perché, in occasione di questa ricorrenza internazionale contro qualunque forma di discriminazione sessuale e di genere, ho voglia di ricordare con voi quella volta in cui una cantante dichiaratamente trans trionfò sul palco dell’Eurovision Song Contest, portando alta la bandiera del proprio paese e celebrando la sua vittoria personale.

Dana International canta ‘Diva’ sul palco dell’Eurovision 1998

Correva l’anno 1998, la 43esima edizione dell’Eurofestival si teneva nel Regno Unito, a Birmingham, con in gara soltanto 25 paesi (il capostruttura della Rai di quel periodo, Mario Maffucci, decise di congelare la partecipazione dell’Italia all’evento dopo aver mandato i Jalisse a Dublino nel ’97, e ciò indispettì non poco la vincitrice del Festival di Sanremo di allora, Annalisa Minetti, e la sua casa discografica). Fra gli artisti in lizza per la rassegna musicale più seguita d’Europa c’era lei, Dana International, popstar israeliana dalle origini arabe scoperta nel 1990 dal DJ Offer Nissim, suo primo produttore, e diventata celebre in patria non solo per diverse canzoni adatte al mondo dei club di Tel Aviv, ma anche per aver portato a termine il proprio percorso di transizione nel ’93. Non poche furono le controversie che fecero da sfondo alla discussa scelta di Dana come rappresentante ufficiale di Israele: le frange più radicali della comunità ebraica operante in UK alzarono presto la voce e manifestarono il proprio fondamentalismo religioso contro la donna, a loro detta colpevole di aver represso e annientato l’originaria natura stabilita per lei da Dio. Per scongiurare eventuali minacce e aggressioni, fu quindi necessario fornirle una scorta personale dall’arrivo a Birmingham fino alla ripartenza, ma ciò non scalfì minimamente Dana.

Dana International sul palco dell’Eurovision 2019 insieme a Netta Barzilai

Nonostante avesse deciso di chiamarsi Sharon prima e dopo la sua rinascita, la cantante aveva ben chiara la ragion d’essere del suo nome d’arte: Dana in ricordo di un caro amico, Daniel, morto in un tragico incidente stradale, e International per la voglia di oltrepassare i confini del proprio territorio e farsi conoscere quanto più possibile all’estero. Come avrebbe mai potuto presentarsi una persona intenzionata ad affermare il proprio orgoglio sul trampolino di lancio dell’Eurovision Song Contest? Naturalmente con un brano eurodance intitolato Diva
e sfoggiando non uno, bensì due abiti disegnati da Jean Paul Galtier: il primo, uno sbrilluccicante vestito lungo da gran signora indossato durante la gara; il secondo, un’eccentrica mise degna del MET Gala, rimasta celebre tra le creazioni dello stilista francese per via di una giacca multicolore realizzata con le piume (artificiali) di uccelli appartenenti alle specie più disparate. Proprio per questo cambio di outfit, volto a rendere memorabile l’eventuale vittoria, nonché a causa dei tempi stringenti, Dana International presterà fede al titolo della sua canzone e (cosa unica nella storia della kermesse eurovisiva) non salirà sul podio per il rituale discorso di ringraziamento, ma apparirà direttamente sul palco per ricantare il brano da trionfatrice assoluta della serata.

Buon 17 maggio a tutti.

Francesco Cappellano

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