Diodato: «Un disco per ritrovare la bellezza di essere italiani»

Diodato, cover di "A ritrovar bellezza"
Diodato, cover di “A ritrovar bellezza”

Dopo il successo riscosso a Sanremo 2014 con il brano Babilonia, secondo posto nella categoria “Giovani”, e con un solo disco di inediti all’attivo (E forse sono pazzo, Le Narcisse Records/Goodfellas, 2013) Diodato ha deciso di volgere lo sguardo all’indietro. Precisamente agli anni Sessanta. Così, il 27 ottobre scorso è stato pubblicato A ritrovar bellezza (Le Narcisse/ Sony Music Entertainment Italy), album con cui l’artista omaggia gli autori e compositori italiani che hanno reso grande la musica italiana nel mondo. I brani corrispondono alle “canzoni in un minuto” da lui stesso reinterpretate nelle puntate domenicali della scorsa stagione del programma di Fabio Fazio Che Tempo Che Fa. Dieci capolavori del patrimonio musicale nostrano riletti da Diodato e dalla sua band in modo sorprendente, come nel caso di Ritornerai e Senza fine che assumono vita nuova grazie agli archi arrangiati e suonati dagli Gnu Quartet, o il potente duetto con Manuel Agnelli ne La voce del silenzio. A PopSoap Diodato ha presentato questo particolare progetto, e ha spiegato l’importanza della bellezza come punto da cui ripartire per tornare a essere una grande nazione.

Com’è nata l’idea di racchiudere in un disco i brani che avevi interpretato nel programma di Fabio Fazio?
Dalla volontà di farsi contagiare dalla bellezza di quelle canzoni che già avevo avuto modo di assaporare a Che tempo che fa e di coinvolgere tutti i musicisti che avevo incontrato durante la trasmissione: Rodrigo D’Erasmo, Manuel Agnelli, Roy Paci con i Velvet Brass. Poi abbiamo chiesto anche agli Gnu Quartet di partecipare al progetto.

Ci spieghi il titolo del disco?
Il titolo indica la necessità, in un periodo difficile come quello che sta attraversando il nostro Paese, di riscoprire delle cose belle che vengono sì dal passato, ma che possono far da colonna sonora ancora oggi a ciò che di bello abbiamo. Che tempo che fa mi ha permesso di fare dei collegamenti da luoghi molto suggestivi, e ho capito che l’Italia nonostante tutto ha ancora un’incredibile forza legata proprio alla sua bellezza.

Secondo te qual era il segreto che ha reso così grande la canzone italiana negli anni Sessanta?
Di sicuro aveva un’identità molto forte, si tratta di canzoni che descrivono molto bene l’essere italiani. Indubbiamente provengono da un periodo un po’ più sereno, in cui si poteva cantare con una certa leggerezza, che non significa superficialità, ma riuscire a esprimere con semplicità grandi sentimenti: caratteristica che ci ha fatti conoscere a livello mondiale, perché molti di questi brani sono stati reinterpretati anche all’estero. Probabilmente abbiamo un po’ perso questa peculiarità.

Qual è il brano che senti più vicino a te e che ti ha emozionato di più interpretare?
È partito tutto da Piove di Domenico Modugno. Lui è stato un portavoce della bellezza italiana nel mondo, e riusciva a condividere con il pubblico la gioia di fare questo lavoro attraverso quell’abbraccio che sembrava dare ogni volta che cantava. Quando abbiamo provato a suonare per gioco Piove, la magia del pezzo è tornata fuori nonostante abbia più di 50 anni e utilizzi un linguaggio che oggi non useremmo più. Il lavoro fatto su questo disco mi ha fatto riavvicinare alle mie radici.

Ovvero?
In passato ho ascoltato tanta musica inglese e mi ero convinto, per qualche strano motivo, che anche io venissi da quelle sonorità e intenzioni. Oggi invece ho riscoperto qualcosa che in realtà mi appartiene ancora di più: la musica italiana dei grandi autori e interpreti.

Le canzoni che proponi sono state interpretate nel tempo già da tanti altri, che tipo di approccio hai utilizzato per renderle tue?
Ho cercato di dare un’interpretazione senza filtri, di far uscire le emozioni che ho provato nel ricantare i brani. Ho cantato con una voce molto morbida perché non c’è bisogno di urlare queste canzoni che appartengono a tutti noi. Vorrei si instaurasse con l’ascoltatore un’emozione condivisa nel riscoprire queste perle.

Stai lavorando a nuovo materiale inedito?
Sì, perché A ritrovar bellezza non avrà un percorso lungo come quello di un disco di brani inediti. Ci sto lavorando già da un po’ e penso non bisognerà aspettare tanto prima di sentirlo.

Ciò che stai scrivendo è in qualche modo influenzato da questo progetto? Se sì da che punto di vista?
Assolutamente sì, anche se è giusto che esca pure la propria identità musicale. C’è però la voglia di farsi contagiare da questa bellezza che ho scoperto e spero ci saranno forti richiami alla musica di quel periodo.

Progetti futuri, oltre al nuovo album di inediti?
Mi piacerebbe portare in tour A ritrovar bellezza, soprattutto perché mi permetterebbe di suonare in posti diversi dai club in cui mi sono sempre esibito. Il teatro sarebbe la dimensione ideale e mi piacerebbe avere al mio fianco la piccola orchestra con cui ho inciso i brani, ma so che sarebbe difficile soprattutto in un periodo come questo in cui i musicisti vanno in giro da soli, chitarra e voce. Sto pensando anche di accostare questo spettacolo alla riscoperta di alcuni luoghi che versano in condizioni precarie: insomma spero che l’andare un po’ controcorrente possa essere in qualche modo premiato.

Di seguito la tracklist di A ritrovar bellezza:

Ritornerai
Piove
Il cielo
Se stasera sono qui
La voce del silenzio (con Manuel Agnelli)
Canzone per te
Non arrossire
Eternità
Arrivederci (con Roy Paci e Velvet Brass)
Senza fine

 

Photo Credit: Simone Cecchetti

Emanuele Corbo




4 pensieri su “Diodato: «Un disco per ritrovare la bellezza di essere italiani»”

  1. Diodato è uno dei cantautori italiani e, più in generale, uno dei migliori artisti italiani. Voce raffinata, canta con il cuore e con l’anima. Una promessa, ancora sottovalutata purtroppo!

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