Bianco Guardare per aria

Bianco: «Guardo per aria per apprezzare il presente»




In questo ultimo giorno del 2015 vi parliamo di un disco che in realtà è stato pubblicato a inizio anno. Si tratta di Guardare per aria (INRI), il terzo album di Bianco. Il cantautore torinese ha sfornato 9 tracce che fanno alzare lo sguardo da terra per “assumere quel punto di vista dove le cose appaiono più semplici e raggiungibili”. L’ultimo lavoro in studio segna una svolta importante nella carriera dell’artista che ha riversato nel disco anche l’esperienza dei concerti con colleghi del calibro di Niccolò Fabi Max Gazzè. L’album ospita numerosi altri amici di Bianco, come Matteo De Simone dei Nadàr Solo (Almeno a Natale) e Levante nel singolo Corri Corri. PopSoap ha incontrato il cantautore lo scorso 4 dicembre subito dopo il soundcheck in vista del live serale all’Arci Bellezza di Milano, una delle ultime tappe di un tour durato per tutto il 2015 e che proseguirà anche nel nuovo anno con alcuni appuntamenti già annunciati a Sulmona e Modena.

Bianco nuovo album
Bianco, cover dell’album “Guardare per aria”

L’album si apre e si chiude menzionando le stelle e con lo sguardo all’insù. Un tentativo di evasione da quello che vedi intorno?
Quando ho scritto quelle canzoni il guardare per aria era un concentrarsi su delle cose precise. In quel momento era un invito a rendersi conto della bellezza del presente e delle cose che si possiedono, non certo materiali ma piuttosto dei pensieri. È un concetto, però, che per me sta cambiando e questo mi fa capire che è interpretabile in diversi modi e mi piacerebbe che le persone che ascoltano il disco avessero la propria chiave di lettura.

So che nel frattempo hai cambiato casa e che fuori dalla finestra non vedi più muri e palazzi: ti ha aiutato in qualche modo ad ampliare il tuo sguardo in tutti i sensi?
Sì, e poi avere un panorama aperto offre molte più immagini, perciò quando non riuscivo a esprimere quello a cui stavo pensando mi bastava guardare fuori dalla finestra per avere più stimoli ai quali attingere per raccontare ciò che avevo in mente. È come se fosse un vocabolario di immagini, e più il panorama è aperto più secondo me c’è la possibilità di scrivere cose interessanti.

Hai dichiarato che per scrivere fotografi i momenti importanti e li trasformi in canzoni: tra quelli di questo anno che sta per chiudersi ce n’è qualcuno che ti ha già dato degli input per scrivere cose nuove?
In realtà questi sono brani che sento ancora molto freschi, e probabilmente il disco nuovo sarà un po’ la continuazione di Guardare per aria perché credo di aver trovato il mio stile e mi piacerebbe approfondirlo. Sicuramente sarà pensato da una band e non più solo da me e da un produttore: quest’anno ho avuto la fortuna di fare tanti concerti con un gruppo, e io non vorrei ma loro stanno insistendo per venire in studio con me (ride, ndr), quindi di certo l’album sarà costruito da noi 4 con altri musicisti e spero ancora con Riccardo Parravicini che ha prodotto questo disco.

Rispetto agli album precedenti i suoni si sono fatti più acustici: Torino ha incontrato Roma, ma nello specifico a che livello si è fatta sentire l’influenza della scuola romana sul tuo modo di fare musica?
Sicuramente la tournée con Niccolò Fabi mi ha influenzato tantissimo nel modo di scrivere, di affrontare il live e persino il backstage. Ho avuto anche la fortuna di intervistarlo per un giornale e quindi abbiamo parlato di cose che avevamo semplicemente vissuto e che in quel contesto mi ha raccontato veramente. Cose che in realtà avevo capito da solo, come l’importanza che lui dà a tutti coloro che lavorano al tour: per creare un bello spettacolo serve un clima sereno in cui tutti si sentano appagati dal punto di vista umano. Questa è la cosa che mi è piaciuta di più e che forse mi ha influenzato anche in misura maggiore.

Hai prodotto i due dischi di Levante, ma Guardare per aria è stato prodotto da Riccardo Parravicini. Non ti senti pronto per fare questo passo sui tuoi lavori?
Levante mi ha scelto come produttore, io troverei un po’ presuntuoso scegliermi come produttore dei miei dischi e poi non imparerei nulla da me stesso. Lavorando con qualcun altro, invece, penso che la crescita sia un po’ più veloce.

Qualche anno fa cantavi: Sarebbe un sogno mantenere un figlio con il rock” (Splendidi, 2011). Oggi, con tre dischi alle spalle, pensi che ce la potresti fare?
Sì, credo di sì, però è una cosa che non voglio programmare… diciamo che facendo tre dischi ho capito come funziona questa professione e quindi saprei come gestirmi a livello logistico, poi tutto il resto chi lo sa (ride, ndr).

 

Emanuele Corbo




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